| DOMUS AEREA |
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martedì, luglio 19, 2005 Se studiate architettura come me potrete capire bene cosa voglia dire ispirarsì a Terragni o Libera ed essere forzati a ispirarsi ad Herzog e Moreau... Cosa vuol dire pensare un luogo per insegnare a progettare altri luoghi? Sulla base delle mie modeste conoscenze di osservatore, ascoltatore e discernitore di spunti e di idee, ho cominciato ad immaginare questo spazio d’incontro, di apprendimento, di studio e di gioco tentando (come mi è stato richiesto) di richiuderlo in un volume unico. È ovvio che seguendo unicamente queste direttive non si avrà una visione nitida o isolata del progetto che attueremo, perciò diventa quasi un obbligo imporsi o lasciarsi imporre dei limiti, e questi possono tradursi in un modulo, in una altezza o in un numero di funzioni. Da parte mia ho ritenuto di estrema importanza impormi un margine quasi immutabile: il luogo. Per luogo ho inteso l’immediato intorno del territorio del mio progetto e ho tratto dall’università la forma; ho pensato alla mia identità cittadina e ad alcune delle principali architetture realizzate e non e ne ho tratto una visione di frammentata monumentalità. Ho convogliato queste idee in una funzione significante del mio progetto e ho pensato ad una struttura semplice, che potesse ricordare l’imponenza dei primissimi esempi di architettura: i monoliti preistorici. Ho tratto spunti dagli architetti trattati durante il seminario e ho visto in Peter Zumthor il più adatto interprete dei miei pensieri, così facendo ho avuto modo di trarre spunti da alcune sue opere (Thermal Baths a Vals, Diözesanmuseum a Colonia). Tuttavia, la base della mia idea resta il luogo e tutti i significati che contiene. Sono convinto che non si possa prescindere dall’essenza del luogo nel quale si interviene. postato da Ciciorix |
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