DOMUS AEREA

lunedì, febbraio 25, 2008



LA CREAZIONE SECONDO PERNONE

 

In principio fu il cacao poi vennero le nocciole e quei truffolottosoni dei fratelli Endigarcia e Eritemio Wachowski.

Eritemio portò lo zucchero di canna per i radicalschic, Endigarcia portò le stelline di zucchero normale per le persone goduriose ma normali, ben presto emerse il fatto che lo zucchero di canna non si sapeva a che servisse effettivamente così Endigarcia si affermò nella guerra del saccarosio diventato la principale divinità positiva, sua emanazione furono i pandistelle.

Incazzatissimo, Eritemio si affermò come divinità negativa e dalla rabbia fuse zucchero di canna, cacao, nocciole e sudore, ne nacque una cosa simile alla nutella…sebbene dagli ultimi exitpool sembra che la nutella fosse un’altra emanazione di Endigarcia, ma siccome l’informazione è tutta in mano alle sinistre’sta cosa non venne a galla.

Dopo aver creato tutto ciò Endigarcia decise di creare la terra, Eritemio di contro creò Matrix, ma noi questo non dovremmo saperlo.

Dopo aver creato la terra Endigarcia decise di creare l’uomo (usando plastilina e succo di pomodoro), Eritemio di contro creò le sentinelle di Matrix, e in realtà non dovremmo sapere neache questo.

Dopo aver creato la terra Endigarcia decise di creare Neo l’eletto (ma in realtà con la nuova legge elettorale non è detto che passa…), Eritemio di contro creò l’agente Smith…E noi come al solito nun se semo fatti i cazzi nostri.
Smith e Neo cominciarono a menarsi come irlandesi ubriachi, nelle rare soste però riuscirono ad ingravidare le rispettive compagne che poi tra l’altro erano sempre figlie di Eritemio e di Endigarcia, pensatucheroba…

Da Smith nacquero Patty Smith e il dottor House, da Neo nacquero Chuck Norris e Antonella Clerici. In realtà Chuck Norris non è mai nato, c’è sempre stato e sempre ci sarà, in quanto se non ci fosse l’asse terrestre tornerebbe a frequentare tua sorella.

House e Chuck Norris continuarono la lotta cominciata dai padri dei loro padri con alterne vicende, un clacio rotante azzoppò House che rispose diagnosticando cinicamente un eritema solare a Chuck Norris che andò in depressione.

Convenendo entrambi in camera caritatis che la situazione era X, le forze del male e quelle del bene decisero di  stipulare una tregua con un vincolo matrimoniale.

Fu così che Antonella e Patty convolarono a giuste nozze dando luogo al Partito Democratico.

Dal loro amore nacque Walter Veltroni…Perché Patty Smith in realtà è un uomo…Mavà?

 

P.S.

 

I post di prima me sembravano troppo seri…

P.P.S.

 

Mo nun rompete le palle che non scrivo più che v’ho fatto ben tre post!

P.P.P.S.

 

Bella pe tutti!!!



postato da Ciciorix | 18:47 | commenti (1)



LE ROSE BLU


Vedi,
darti la vita in cambio
sarebbe troppo facile,
tanto la vita è tua
e quando ti gira
la puoi riprendere;
io,
posso darti chi sono,
sono stato o chi sarò,
per quello che sai,
e quello che io so.

Io ti darò
tutto quello che ho sgnato,
tutto quello che ho cantato,
tutto quello che ho perduto,
tutto quello che ho vissuto,
tutto quello che vivrò,
e ti darò
ogni alba, ogni tramonto
il suo viso in quel momento
il silenzio della sera
e mio padre che tornava
io ti darò.

Io ti darò
il mio primo giorno a scuola
l’aquilone che volava
il suo bacio che iniziava
il suo bacio che moriva
io ti darò,
e ancora sai,
le vigilie di Natale
quando bigi e ti va male,
le risate degli amici,
gli anni, quelli più felici
io ti darò.

Io ti darò
tutti i giorni che ho alzato
i pugni al cielo
e ti ho pregato, Signore,
bestemmiandoti perchè non ti vedevo,
e ti darò
la dolcezza infinita di mia madre,
di mia madre finita al volo
nel silenzio di un passero che cade,
e ti darò la gioia delle notti
passate con il cuore in gola,
quando riuscivo finalmente
a far ridere e piangere una parola...

Vedi,
darti solo lavita
sarebbe troppo facile
perché la vita è niente
senza quello che hai da vivere;
e allora,
fà che non l’abbia vissuta
neanche un po’,
per quello che tu sai,
e quello che io so.

Fà che io sia un vigliacco e un assassino,
un anonimo cretino,
una pianta, un verme, un fiato
dentro un flauto che è sfiatato
e così sarò,
così sarò,
non avrò mai visto il mare
non avrò fatto l’amore,
scritto niente sui miei fogli,
visto nascere i miei figli
che non avrò.

Dimenticherò
quante volte ho creduto
e ho amato, sai,
come se non avessi amato mai,
mi perderò
in una notte d’estate
che non ci sono più stelle,
in una notte di pioggia sottile
che non potrà bagnare la mia pelle,
e non saprò sentire la bellezza
che ti mette nel cuore la poesia
perchè questa vita adesso, quella vita
non è più la mia.

Ma tu dammi in cambio le sue rose blu
fagliele rifiorire le sue rose blu
Tu ridagli indietro
le sue rose blu.

 

Di Roberto Vecchioni





postato da Ciciorix | 18:43 | commenti (2)



“L’architettura è la scena fissa delle vicende dell’uomo; carica di sentimenti di generazioni, di eventi pubblici, di tragedie private, di fatti nuovi e antichi. L’elemento collettivo e quello privato, società e individuo si contrappongono e si confondono nella città; che è fatta di tanti piccoli esseri che cercano una loro sistemazione e insieme a questa, tutt’uno con questa, un loro piccolo ambiente più confacente all’ambiente generale.”

Aldo Rossi
 

RIFLESSIONI ATTUALMENTE IN CORSO

Cosa c’è di più vicino al teatro se non l’architettura? Cosa siamo noi se non degli attori-fruitori di questa “necessità” chiamata fin troppo facilmente “arte”?
Le vicende umane non sarebbero degne d’esser vissute senza un locus che le incornici, che le renda reali e presenti a tutti, dunque quando si agisce nella città, o anche al di fuori di essa, non bisognerebbe mai dimenticare la dimensione umana dell’architettura. L’uomo non deve solo fruire l’architettura, respirarla in armonia con l’ambiente o (perché no?) apprezzarla, deve innanzitutto farla sua, farla combaciare con le sue abitudini, le persone care, il suo lavoro, la sua noia o la sua allegria; per far sì che questa “disciplina indispensabile” si faccia amare adempiendo a tutte queste richieste è necessario che si sedimenti nella memoria collettiva, solo allora diventa  il fondale della nostra quotidianità.
Se pensiamo all’evoluzione storica del teatro, a Euripide, Aristofane, Menandro, Plauto, e poi Shakespeare, Goldoni, Pirandello e tanti altri, e alla nascita della fotografia e poi a quella del Cinema, viene naturale giungere all’evoluzione dell’uomo e del suo modo di vivere e di pensare, quindi sarebbe superficiale non pensare anche a come sono cambiate le nostre case, le nostre poste, i nostri negozi e soprattutto i nostri teatri nel corso dei secoli. È impressionante anche solo soffermarsi a riflettere sull’enorme differenza che passa tra il teatro dei Greci e il teatro dei Romani, è come passare da un minimalismo maniacalmente seriale e serio, per una migliore prestazione istrionica (?), ad un trionfo del classicismo con fini politici e persino autoironici… Due società diversissime si confrontano in un campo che sembra uguale, una ferocemente democratica e fortemente politicizzata e un’altra che domina il mondo ridendo dei propri difetti profondamente scurrili; nei Greci domina la scultura, persino i loro templi sono scultura in quanto pur avendo spazi interni essi non sono calpestabili da piedi umani ma solo divini, nei Romani invece domina l’arco e il calcestruzzo per rendere solido e razionale ogni edificio.
Il teatro e l’architettura sono amanti che camminano insieme, l’architettura si fa teatro e si fa scenografia, il teatro si fa nell’architettura e nella scenografia. Colui che più di tutti ha compreso quanto fosse stretto questo legame secondo me è Aldo Rossi, nessuno più di lui ha compreso quanto fossero importanti gli archetipi architettonici nell’immaginazione di ognuno di noi, e quanto ognuno di noi leghi ad essi l’idea di città, di edificio, di casa, di camera, di volume.
il mattone, la pietra, Il pilastro, la colonna, l’architrave, le finestre…
Ad esempio, quando uso la parola sezione tutti coloro che non studiano architettura affermano di non sapere di cosa stia parlando, eppure lo sanno benissimo, alcuni lo sanno fin da piccoli, quando magari si cerca di raffigurare scene di vita quotidiana all’interno di un edificio; si comincia tracciando un rettangolo con un accenno di tetto nella parte superiore, poi all’interno del rettangolo cominciano a emergere persone, oggetti, animali, vita. Forse non si tratta di arte, come forse non è arte il graffito dell’uomo che caccia e che combatte, tuttavia si tratta certamente di due tentativi di rappresentare della realtà nati dalla necessità di comprendere la realtà stessa, lo spazio, la psicologia, la natura e chi più ne ha più ne metta.
Un bambino e un uomo primitivo possono non sapere il significato della parola sezione, ma certamente sanno cos’è una sezione, è il piano verticale immaginario che ci separa dalla rappresentazione, nel teatro è il palco e con esso il sipario, un concetto innato in noi, un archetipo!
All’interno di questo schermo la necessità di rappresentare la nostra vita ha portato anche ciò che ci circonda e che ci protegge, ci sostiene e sorregge, tutte cose che Aldo Rossi ha voluto riaffermare nei suoi lavori per riallacciarsi alla storia umana non dal punto di vista puramente retorico, ma con l’idea di allacciarsi direttamente all’idea (meta)fisica dell’architettura esistente in tutti noi.
Certo, spesso anche con spirito onirico, ma pur sempre uno spirito proprio dell’umanità, uno spirito che riconduce nuovamente alla natura primaria del teatro, che è l’umanità che rappresenta se stessa secondo la sua soggettiva concezione.
Credo che questa sia la sua genialità, e non sono affatto sicuro di essere riuscito a spiegarmi, è che penso che sia un concetto talmente penetrante in tutti noi che ho paura di essermi perso nel viaggio dentro me stesso, ed è un estraniamento che mi piace ammirare…Anche se forse non sono riuscito a farvelo capire…

Teatro del Mondo - Aldo Rossi



 
 
postato da Ciciorix | 17:41 | commenti (2)

Le sale della Domus Aerea sono state visitate *loading* volte