| DOMUS AEREA |
|
sabato, novembre 24, 2007
postato da Ciciorix |
23:33 | commenti (3)
giovedì, novembre 15, 2007
postato da Ciciorix |
16:21 | commenti (2)
lunedì, novembre 12, 2007 NON SCORDIAMO LA BIRMANIA!!
Da www.marione.net Per la prima volta il colonnello NerDah Mya dell’esercito di liberazione Karen, in lotta contro il regime militare birmano, interviene in diretta in un’emittente di informazione europea.
E’ accaduto oggi a Roma su Radio Centro Suono Sport, 101.500 nel corso dello speciale della trasmissione Te la do io Tokyo condotta da Mario Corsi. Ospiti in studio il Colonnello NerDah Mya, figlio del leggendario leader della resistenza Karen Bo Mya, e Franco Nerozzi, della Comunità Solidarista Popoli. L’intervista inizia leggendo una frase pronunciata tempo fa dal Colonnello: “Mio padre ha combattuto in questa giungla per quasi quaranta anni, moltissimi uomini sono morti per lui e per la causa della rivoluzione. E vi posso assicurare che, anche dovessimo attendere altri quaranta anni per ottenere il nostro scopo, ci saranno sempre su questi sentieri dei guerrieri pronti a morire per conquistarsi la libertà. Noi non possiamo comprarla con il denaro, possiamo ottenerla solo in cambio del nostro coraggio, della nostra lotta e del nostro sangue”. L’opinione pubblica ha scoperto il problema Birmania 20 giorni fa con la protesta dei monaci buddisti ma la questione è aperta dal 1949... "E’ vero il problema è iniziato dopo che la Gran Bretagna concesse l’indipendenza alla Birmania, la promessa di indipendenza per le etnie non venne mantenuta dal governo birmano che anzi iniziò a perseguitare le etnie e a compiere dei veri e propri massacri nei confronti degli appartenenti alle minoranze etniche." Si parla di campi di prigionia, deportazioni di massa ed esecuzioni. I militari uccidono, stuprano, depredano, bruciano. La gente così è costretta ad andarsene. Se sei di etnia karen i soldati ti attaccano, vogliono costringere i Karen a lasciare la Birmania. Perchè nessuno dice niente per questa guerra di pulizia etnica? "Diciamo che la gente comune sa poco di questa situazione e che quindi anche i media non ne parlano molto, i politici la conoscono molto bene ma la ignorano molto spesso. La rivolta dei monaci di qualche settimana fa ha avuto almeno questo merito di portare la questione birmana alla conoscenza di molta gente." La leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari da anni, si è detta pronta a cooperare con la giunta militare al potere. Credete all’apertura dei militari? "Secondo me i negoziati non porteranno a molti risultati, è una mia opinione personale ma lo affermo sulla base delle mie passate esperienze. Molto spesso i militari si sono dichiarati disponibili ad aperture nei confronti del partito di Aung San Suu Kyi, ma tutte le volte non hanno fatto seguire azioni concrete alle parole. Aung San Suu Kyi combatte per ottenere la democrazia ma di fatto lo fa in una situazione difficile, è agli arresti domiciliari, la comunità internazionale cerca di mettere pressione al governo birmano ma il governo birmano si sente forte: è sostenuto dalla Cina, dalla Russia, da chi consegna loro le armi parliamo di Israele, dell’India, non credo che si possano ottenere grossi risultati." Il regime birmano sostenuto militarmente dalla Cina, intrattiene remunerativi rapporti commerciali con multinazionali europee e statunitensi, interessate allo sfruttamento delle risorse energetiche del Paese. I Karen sono spesso usati come manodopera forzata, moderni schiavi, per costruire le infrastrutture necessarie alle multinazionali. Ce lo conferma? "Confermo quello che è stato detto lo vediamo sempre nelle nostre zone, nelle zone abitate dai Karen. Quando l’esercito birmano arriva nei nostri villaggi, tende sempre a rapire la gente dei villaggi a farli sparire anche per mesi e mesi. A farli lavorare alla costruzione di campi militari o di infrastrutture cosiddette ‘civili’. Per mesi e mesi le famiglie non hanno notizia di dove i loro congiunti possano essere e questo ritengo sia un altro passo in avanti nella direzione della pulizia etnica di cui abbiamo parlato prima." La vostra lotta contro le coltivazioni di droga? Oltre ad essere un attacco al potere economico del regime è anche una questione etica del vostro popolo? "E’ decisamente una questione di carattere etico. Sappiamo che la droga non fa bene, che la droga distrugge la nostra gioventù, distrugge la nostra cultura, distrugge la nostra tradizione. Proprio per questi motivi siamo particolarmente stretti sulla disciplina su questa materia. Se troviamo qualcuno, se arrestiamo qualcuno che traffica in droga le nostre punizioni sono abbastanza severe, arriviamo a venti anni di reclusione." Loro sono per l’autodeterminazione del loro popolo. Anche in caso di caduta dell’attuale regime? Sono per una federazione o vogliono la loro indipendenza a prescindere dal governo presente in Birmania? "Noi ci battiamo per riportare la pace nei territori Karen, la pace che in questo momento non c’è. Aung San Suu Kyi lotta per la democrazia. Sono due cose diverse, ma il nemico al momento è lo stesso, un nemico comune che è il governo birmano. Ma noi abbiamo differente cultura, differente lingua, differente storia rispetto a quella dei birmani. Noi ci battiamo per sviluppare la nostra nazione autonoma. Temiamo altrimenti di perdere quella che è la nostra specificità culturale, la nostra tradizione. Potremo vivere in futuro in pace con i birmani ma a patto di mantenere la nostra specificità culturale." Cosa chiederà ai rappresentanti europei a Strasburgo? "Gli chiederemo di supportarci, di supportare le organizzazioni come Popoli che ci aiutano. Queste organizzazioni che ci aiutano credono nei nostri stessi ideali: credono al diritto all’autodeterminazione dei popoli, hanno come noi un sogno, quello di vedere uno stato Karen autosufficiente e soprattutto uno stato Karen che non possa diventare un fantoccio nelle mani delle potenze straniere che vogliono controllare il nostro territorio." E’ un problema della Cina comunista? E’ solo un problema ‘politico’ o è anche un problema delle multinazionali, di situazioni che col comunismo non hanno niente a che vedere? "E’ un doppio problema come avete giustamente rilevato. E’ un problema sicuramente politico ideologico, ma è anche un problema di interessi economici, interessi coltivati dalle multinazionali e da investitori stranieri. La Birmania è ricca di risorse, soprattutto in campo energetico, ed è un paese piuttosto appetibile perché è un paese dove il lavoro costa ancora molto poco e dove con investimenti di relativa importanza si possono fare affari molto interessanti." L’Italia a quanto vi risulta vende armi o mine al regime birmano? L’Italia è presente nell’esercito birmano perché un componente essenziale nella produzione degli elicotteri dell’esercito birmano è costruito in Italia. La comunità internazionale deve ascoltare il popolo birmano. C’è una nazione che si è schierata con il popolo Karen? "L’Unione Europea e altri paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti, aiutano la popolazione di rifugiati, di profughi che stanno in Thailandia. Sono circa 250000 persone che vivono tra i campi profughi. Questi campi profughi, tramite l’aiuto della Comunità europea, ricevono cibo e medicinali per quelle che sono le esigenze basilari. Però quello che io dico è che far vivere la gente nel campo profughi è come uccidere la gente in quel campo profughi. Noi dobbiamo fare esattamente l’opposto di quello che sta accadendo adesso, dobbiamo riportare la gente in Patria, dobbiamo dar da mangiare alla gente nella nostra terra, dobbiamo dare la speranza alla nostra gente che un futuro ci sarà per la nostra Nazione, dobbiamo difendere la nostra gente attraverso il nostro esercito di liberazione, dobbiamo far capire alla nostra gente che il futuro è all’interno del territorio Karen, non in un territorio straniero. E’ quello che stiamo cercando di far capire anche attraverso un progetto che con Popoli stiamo portando avanti. Un progetto agricolo per ricominciare a coltivare la nostra terra, in modo tale da poter diventare autosufficienti almeno per quel che riguarda la produzione di riso, di zucca, dei prodotti base della nostra alimentazione, per non dipendere più dagli aiuti esterni, per non dipendere più dai campi profughi." Quanti morti ha fatto questa guerra e soprattutto chi era suo padre? "Mio padre è il fondatore dell’esercito di liberazione nazionale Karen, un eroe nazionale, intendeva l’esercito di liberazione come uno strumento per difendere la nostra gente. Ora lui è morto ed io sento il dovere, io sono obbligato a continuare quello che lui ha iniziato per ridare un senso di protezione, di speranza alla nostra gente. Possiamo stimare che tra vittime dirette, caduti in combattimento o caduti in seguito agli attacchi del governo birmano ai nostri villaggi, e vittime indirette, cioè quelle costrette a fuggire, quelle costrette a pulire le strade dalle mine antiuomo, possiamo stimare un numero di duecentomila vittime." Facciamo due domande anche a Franco di Popoli, che ci hanno fatto conoscere questa situazione. Cosa possiamo fare per aiutare questa gente dimenticata da tutti? Voi tenete in piedi delle cliniche mobili, aiutate questa popolazione mentre si moltiplicano gli attacchi all’etnia Karen…Ci sono tante cose che possiamo fare per voi, come le possiamo fare? "Per continuare la nostra attività, che è un’attività essenzialmente di carattere concreto, umanitario, acquisto di farmaci, acquisto di sementi, spese di viaggio per portare in loco dei medici. Abbiamo bisogno ovviamente di soldi ma anche che la gente capisca che se noi veramente amiamo questi concetti molto generici di autodeterminazione, che purtroppo sono diventati generici ma che sono fondamentali, se veramente vogliamo batterci per questo, non dobbiamo lasciare questi popoli nelle mani di nazioni che hanno interessi economici in quel paese, di speculatori. Quindi cerchiamo di essere noi ad aiutare questa gente, affinché questa gente possa un domani non avere padroni, perché come abbiamo detto spesso la libertà è il capitale più importante di un uomo. Quindi ogni tipo di iniziativa, di carattere benefico che possa portare ad una raccolta di fondi che viene trasformata in aiuti umanitari per questa gente è da considerarsi fondamentale per la sopravvivenza della Comunità solidarista Popoli." Voi andate direttamente nel territorio Karen vero? "Sì, noi andiamo. Entriamo da paesi limitrofi, clandestinamente, ma abbastanza regolarmente. Ogni sei mesi c’è una missione e portiamo lì dei medici." Voi rischiate se l’esercito birmano vi ferma con loro? "Sì, siamo considerati banditi o terroristi come loro lo sono considerati, da un governo che comunque non riconoscono e che noi non riconosciamo." postato da Ciciorix |
01:07 | commenti (1)
|
|