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venerdì, giugno 30, 2006
P.S.
L'elefante s'è incazzato... Ed è uscito dalla gabbia... O forse l'hanno solo liberato...
REGINELLA
Te si' fatta na vesta scullata, nu cappiello cu 'e nastre e cu 'e rrose... stive 'mmiez'a tre o quatto sciantose e parlave francese...è accussí?
Fuje ll'autriere ca t'aggio 'ncuntrata fuje ll'autriere a Tuleto, 'gnorsí...
T'aggio vuluto bene a te! Tu mm'hê vuluto bene a me! Mo nun ce amammo cchiù, ma ê vvote tu, distrattamente, pienze a me!...
Reginè', quanno stive cu mico, nun magnave ca pane e cerase... Nuje campávamo 'e vase, e che vase! Tu cantave e chiagnive pe' me!
E 'o cardillo cantava cu tico: "Reginella 'o vò' bene a stu rre!"
T'aggio vuluto bene a te! Tu mm'hê vuluto bene a me! Mo nun ce amammo cchiù, ma ê vvote tu, distrattamente, pienze a me!...
Oje cardillo, a chi aspiette stasera? nun 'o vvide? aggio aperta 'a cajóla! Reginella è vulata? e tu vola! vola e canta...nun chiagnere ccá:
T'hê 'a truvá na padrona sincera ch'è cchiù degna 'e sentirte 'e cantá...
T'aggio vuluto bene a te! Tu mm'hê vuluto bene a me! Mo nun ce amammo cchiù, ma ê vvote tu, distrattamente, pienze a me!...
Di Bovio e Lama

giovedì, giugno 22, 2006
L'INFINITO
«Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare»
Neu course:
Il talento si misura soggettivamente…A volte si tratta di un gioco subdolo e superficiale…che non tiene conto di tutti o addirittura di nessuno dei parametri di valutazione di cui sarebbe giusto tenere conto. Eppure, sebbene per esprimere un giudizio sia d’obbligo un’analisi approfondita, spesso sembra naturalmente semplice (e dolcemente sintetico) formulare un parere di cui si è talmente certi da presentarlo quasi come una scrittura inviolabile e sacra…
Ancient regime: E quindi? Atarassia?
Neu course: No…Giudicare aiuta a migliorare, e aiuta anche la vittima del giudizio a maturare, a capire qualcosa di come potrebbe evolvere e quali strade seguire…Se uno prova solo a parlare innesca un meccanismo a catena che l’antimateria se lo sogna.
Ancient regime: E quindi che succede?
Neu course: Beh succede che è strano trovarsi dalla parte degli assedianti, con l’arme in mano, pronti a dar battaglia a chi impersona te stesso…E’ come se una parte opposta del nostro io emergesse per contrastare con eroismo tutto il resto del carattere che rimane. A volte si vince a volte si perde ovviamente.
Si potrebbero considerare dei sintomi di cambiamento, o forse è solo il grido (forte) della ragione, che poi in fondo non è esattamente un grido che sfonda le orecchie, ma solo uno dei momenti (forse rari) in cui ci accorgiamo che quel grido è iniziato quando abbiamo preso coscienza di noi, e da quel momento non si è mai spento. Certo spesso lo si confonde con l’orgoglio, con la presunzione….Mah…A volte però bisogna avere l’umiltà di riconoscere quel grido fra tanti urletti improvvisi. L’umiltà di ascoltare quel suono eterno, e di andare al suo ritmo, di farsi scudo e di usare come un’arma potente la forza della ragione.
Ancient regime: E quindi? Spacchi tutto?
Neu course: Boh, non è mica semplice, visto che ho già litigato e visto che sbatto la testa contro un odioso muro di gomma. Una cosa è certa, non farò più un lavoro di gruppo…E se dovessi essere costretto a farlo sceglierò i miei collaboratori col microscopio elettronico e con diverse analisi del sangue…E farò fare anche dei test attitudinali!
Ancient regime: E quindi? Pensi di riuscire a trovare qualcuno con cui si possa lavorare bene?
Neu course: E quindi? E QUINDI?? E che palle ma che te devo dì tutto io?? E damme tempo no? So appena nato!

mercoledì, giugno 14, 2006
«... una luce più che viola era venuta a galleggiare limpida negli spazi delle strade, tra palazzo e palazzo, riverberata fin laggiù da quella specie d'incendio lontano e invisibile, dietro i colli, mentre tra un cornicione e l'altro due o tre civette svolazzavano lanciando qualche strillo».
(Pier Paolo Pasolini "Ragazzi di vita")
giovedì, giugno 08, 2006
METAFORE
Quando un elefante è costretto a vivere in una gabbia piange....
:..Il problema è che potrebbe incazzarsi.

giovedì, giugno 01, 2006
L’INCOMPIUTA
Mentre aspettavo la metro sulla banchina della fermata metropolitana di Furio Camillo, quando un gruppo di piccioni svedesi in vacanza studio s’accalcò tra due cammelli afgani. Uno di essi, noncurante del mio lampante odio verso la sua specie, ebbe l’ardire di chiedermi, con forte accento nordico, se avesse preso la giusta direzione di marcia. Fu lì che intervenne quel beduino, accantonando con cortesia la conversazione col presidente Chirach, per far notare al piccione di cui sopra e i suoi simili che la direzione era pressoché errata, e che sarebbe stato meglio prendere la direzione opposta. “Ma opposta a cosa?” Obiettò Pitagora, uscendo dalla vettura appena giunta, seguito dal codazzo di discepoli tra i quali riconobbi Atenagora Mirmillone, il Barone di Berzè e Guido di Lusingano. La situazione sembrava perdersi nella critica presocratica, e poiché erano già le ore di ieri nell’ora in cui fai tardi decisi di rimandare tutto a 5 giorni più tardi nell’ora giusta per non tardare, e di ciò Pitagora se ne ebbe a male perché voleva conoscermi almeno quanto io volevo conoscere lui…Ma non c’era tempo per scambiarsi teorie sull’essere nei teoremi. In metro non trovai posti a sedere, c’erano troppe formiche dal grande deretano ad occuparli. l’aria profumava di gelsomino grazie ai peti delle fate che spruzzarono polvere di fiori neri dappertutto tanta era la loro gioia. Una signora opulenta e sorridente esclamò:”Cane che peta la vita mi allieta!” fu allora che sentii una fata abbaiare, ma la cosa non mi stupì, anche perché era ormai tempo che il treno si tramutasse in leviatano per emergere dal grande mare dei sotterranei trai tanti flutti d’oro nero.
Riemergemmo nel fiume giallo dove le trote muoiono correndo e i lupi devono il caffè (decaffeinato, perché altrimenti potrebbero innervosirsi).“Strano è il posto dove ciò che è è e ciò che non è non è, visto che il mondo è il contrario di entrambe le cose” Disse Carducci vedendoci arrivare senza melograni dai bei vermigli fior, perciò grande era la sua delusione, e ancor più grande la mia, visto che non era presente Fiorello. Ma era tardi per intrattenersi di più di quanto il tempo torna a riconcedere a chi sa aspettare, fu così che mi infilai nella bocca di Geppetto che s’infilò nella bocca di Giona, che si infilò nel leviatano con ricevuta di ritorno, ma Dio strabuzzò gli occhi e rise di gioia, e fu un estasi di piacere: mille arcobaleni si contarono nel cielo e gli uomini smisero d’ammazzarsi per sette lune e sette re che poi re non sono perché non hanno ne regno e ne corona. il grande leviatano tornò ad essere treno poi mutò nuovamente e divenne drago, e giunse a Termini con gran fretta. Io ero triste perché mi sentivo solo e stretto nella bocca di Geppetto, che intanto mi sputò da fuori Giona buttandomi quasi fuori dai limiti del mondo del non essere, tant’è che già vedevo il mio pensiero felice uscirmi dagli occhi e dalle dita…Ma era tardi! Feci in tempo per il convoglio successivo ma per errore presi la direzione del deserto dei Gobi tra i poderosi cavalieri del Gran Khan…Se ne parla tanto male, ma se non fosse stato per il loro cavalli duri e veloci non sarei mai arrivato a Mosca, in tempo per l’antibiotico delle 9:90 che se diviso per due fa 9:45, che sarebbe stato un buon orario se il mondo si fosse mosso verso di me. La vitamina c friccicò nello stomaco di un enorme ramarro che scoppiò per tutta l’Inghilterra con uno scoppio tale che il Big Beng s’innalzò per 400 metri e divenne l’orologio più alto del mondo, ma poiché nessuno poteva leggerlo da quella distanza venne deciso di tramutarlo in un McDonald da asporto per aironi, fu allora che un airone planò sulla mia testa per poi sedersi con me su uno dei tanti sedili dell’antibiotico. ”Perché lei prende l’antibiotico e anziché volare?” gli chiesi. ”Guardi che io non so volare” ”E allora come ha fatto a venire fin qui?” ”Ho creduto in me…ma per breve tempo…” Sorrisi tristemente e guardai verso gli urali già lontani da parecchio tempo, ma vicini nello spirito per via del russare di un falco che non era pellegrino visto che era visibilmente buddista. L’antibiotico si fermò a Flaminio, così scesi e mi apprestai con faccia lunga e mesta verso ’uscita, ma il mio intento fu ostacolato dal gran fragore degli zoccoli di un enorme e possente stallone nero montato da un muscoloso centurione primpilo che mi guardava assai torvo che si rivolse con sprezzo a me :”A cojone! Ma te voi svejà???” Fu un attimo…Un secondo d’incoscienza…Tutto sparì e la realtà tornò a riappropriarsi di me… Nel frattempo un papero a molla smetteva di camminare bloccandosi in semiperenne immobilità.

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