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mercoledì, maggio 31, 2006
Nella mia ora di libertà
Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà se c'è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l'aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione che non sia l'aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione. È cominciata un'ora prima e un'ora dopo era già finita ho visto gente venire sola e poi insieme verso l'uscita, non mi aspettavo un vostro errore uomini e donne di tribunale se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so stare se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so stare. Fuori dell'aula sulla strada ma in mezzo al fuori anche fuori di là ho chiesto al meglio della mia faccia una polemica di dignità tante le grinte, le ghigne, i musi, vagli a spiegare che è primavera e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera. Tante le grinte, le ghigne, i musi, poche le facce, tra loro lei, si sta chiedendo tutto in un giorno si suggerisce, ci giurerei quel che dirà di me alla gente quel che dirà ve lo dico io da un po' di tempo era un po' cambiato ma non nel dirmi amore mio da un po' di tempo era un po' cambiato ma non nel dirmi amore mio, Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni. Adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali. Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame. Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va e abbiam deciso di imprigionarli durante l'ora di libertà venite adesso alla prigione state a sentire sulla porta la nostra ultima canzone che vi ripete un'altra volta per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.
Fabrizio De Andrè
lunedì, maggio 29, 2006
Signor Tentenna
Carissimo signor Tentenna non è facile assumersi il rischio di una scelta e servirsi addirittura di parole proprie, mimetizzarsi e vivere di luce riflessa in fondo ad acque torbide tra miseri inganni e menzogne, complessi di inferiorità, ingombranti manie di grandezza.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna il non saper centrare alcun bersaglio, l'aver mancato l'ennesimo colpo irrimediabilmente.
E ben poco importa se tua moglie non fa altro che piangere ossessionata dal sentore dei tuoi numerosi tradimenti, ingurgita ignoti dolori ed elevate dosi di calmanti.
E' ormai consuetudine, Signor Tentenna, perdersi d'animo, non essere all'altezza delle proprie ambizioni e sgomitare per distinguersi dal branco. L'ignoranza è un non trascurabile complesso, una voragine, la si può occultare nel silenzio scansando il pericolo di un mite confronto diretto.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna il non poter vantare alcun talento, l'aver rincorso l'ennesimo treno inutilmente.
E ben poco importa se tua moglie non fa altro che piangere ossessionata dal sentore dei tuoi numerosi tradimenti e in fondo non ha tutti i torti e non è affatto un caso se amanti, amici e sogni si dileguano, il cane sul balcone aspetta da mesi il privilegio di una passeggiata eppure la sera fedelmente esulta al tuo rientro.
E ben poco importa se tua moglie non fa altro che piangere ossessionata dal sentore dei tuoi numerosi tradimenti e in fondo non ha tutti i torti e non è affatto un caso se amanti, amici e sogni si dileguano, il cane sul balcone aspetta da mesi il privilegio di una carezza e intanto tua figlia ti chiede perchè mai sia così misera la vita.
Di Carmen Consoli
Dai...Lasciatemi cullare in questo niente ancora un po'...
lunedì, maggio 22, 2006

mercoledì, maggio 17, 2006
WHAT I FEEL…
Come mi sento? Ascolto i miei pensieri. Cosa sento? Sento che sono un ipocrita. Perché? Perché mi sento danneggiato, ma so di danneggiare a mia volta, e pur sapendolo persevero nel mio agire. Tratto male chi mi danneggia pensando o sperando che chi mi fa del male si accorga delle sue azioni. Mi lascio ferire dai miei amici senza che loro capiscano che mi fanno del male… Lascio che ignorino i problemi dei nostri rapporti… Lascio che non mi pensino, che ignorino i miei bronci… Non parlo. Finché non sparisco. Finché non sono io stesso a “congelare” i miei problemi in qualche cantuccio seminascosto della mente, tipo quei posticini in cui mettete gli oggetti che non sapete dove infilare per finire di mettere a posto la vostra stanza. Logicamente quella cosa è “nascosta” nel cantuccio provvisoriamente, perciò prima o poi ritornerà fuori e tutti ci chiederemo nuovamente in quale posto nasconderlo, ma non ne troveremo e quell’oggetto, quel foglio, quella cosa, ma soprattutto quel problema, ci rimarrà in mano col desiderio suo e nostro di essere risolto. I problemi desiderano morire serenamente nel sonno di una soluzione, e quando non troviamo il modo di dargli il colpo di grazia torturiamo i problemi e con essi noi stessi…Una specie di orgia masochista insomma.
Non uccidere un problema è un grave peccato, è una sorta di autolesionismo estremo che ci rende ipocriti, infatti è da ipocriti sentirsi in colpa per aver danneggiato chi si continua a danneggiare nonostante se ne abbia rimorso. Quando invece una situazione si è chiarita, anche se ti separi, anche se ti dispiace, sei tuttavia sicuro di essere libero, senti l’ultimo sospiro di sollievo fuoriuscire dalla bocca del tuo problema martoriato che chiude gli occhi in un sonno eterno…almeno così sembra. Ma voi ci riuscite a trovare tutta quella fermezza, tutto quel coraggio che ci vuole ad andare al di sopra della coltre ingarbugliata della gentilezza (a volte falsa) che circonda alcune amicizie? Lasciamo perdere l’assenza di sincerità e di sensibilità che si crea da ambo le parti in questi strani casi, lasciamo perdere l’origine del problema, lasciamo perdere perfino questa cinica verità: non esistono migliori amici, non esistono amicizie eterne, esistono persone con difetti e pregi che se hanno pazienza e voglia stabilisco un rapporto di reciproca fiducia e altre misteriose alchimie chiamato amicizia e lo fanno durare finché prevale una volontà comune…Andiamo direttamente a quest’ultimo
PROBLEMA: uno si sente trascurato dai propri amici e si sente dire “sei il mio migliore amico”, “siamo i tuoi amici preferiti”. Emerge una forte contraddizione, alla quale il soggetto risponde isolandosi tentando di capire da solo la SUA posizione...Come per Napoleone e Seneca il suo esilio risulta illuminante…Si sente abbastanza sicuro delle proprie ragioni.
SOLUZIONE:
…La soluzione non c’è… Anzi, diciamola tutta, c’è……………………………… Ma dove cazzo lo trovi il coraggio di dire la verità? Ma davvero voi altri siete così migliori di me che riuscite a trovare ‘sto coraggio così dirompente? Quel coraggio che distrugge i muri a Berlino, quello che sveglia le coscienze, che apre gli armadi stipati di scheletri? Il coraggio di cambiare?
Per me ci vorrebbe il coraggio di accettare che sono cambiato, che ho aperto gli occhi alla rivoluzione che mi sta attraversando… è per me che devo far uscire questo coraggio, per rispetto a me stesso dovrei tirare fuori il coraggio. Maledetta paura…


Io e il Cad...
lunedì, maggio 15, 2006
Un elefante chiede ad un cammello: "Perché hai il seno sulla schiena?"

"Beh..."
risponde il cammello,
" E' strano che me lo domandi qualcuno col pisello sulla faccia!"


SFOGO ROMANISTA
Avete presente quello che succede quando sollevate un bel tappeto sotto il quale avete sempre nascosto la polvere che non vi andava di spazzare? Ecco, è la stessa cosa. Abbiamo finalmente tirato fuori un enorme ragnatela di schifezze di cui avevamo paura o vergogna di parlare, ma di cui tutti sapevamo l’esistenza. Se sia crollata non lo so, però so che c’è un uomo a cui purtroppo rimane poco tempo da vivere, lo hanno fatto ammalare, lo stanno ammazzando con i mezzi più subdoli: prepotenze, corruzioni, accuse infondate. Quest’uomo, che di sicuro non è ne peggiore ne migliore di altri uomini, anche perché volente o nolente anche lui faceva parte (pur essendone una vittima) della grande ragnatela, ha tentato in tutti i modi di cambiare il mondo del calcio, ha dato i suoi soldi per la sua squadra perdendoli senza alcun interesse, e su questo nessuno può dire il contrario. Quest’uomo è stato accusato di aver corrotto gli arbitri con uno stock di rolex scontati quando era nota a tutti l’usanza di fare regali agli arbitri in periodo natalizio; quest’uomo ha regalato rolex scontati laddove altri regalavano macchine, giacche di pelle pregiate e crociere. A quest’uomo è stata imputata la gravissima colpa di non aver pagato un conto di 7 euro in un bar di palermo laddove altri rubavano i sogni di tutti i tifosi che si aspettano lealtà e buon gioco. Quest’uomo sta veramente male, sua figlia ha preso il suo posto tra tanti tentennamenti ed è riuscita a saldare quasi del tutto i debiti che la mia squadra del cuore aveva accumulato per colpa di alcuni dipendenti che non conoscono il valore di quella maglia rosso porpora e giallo oro…E oggi la Roma lotta per la Champions league in completa onestà laddove altri sono stati favoriti sia economicamente che sportivamente. Io sto parlando del Presidente Franco Sensi. Io sto parlando dei sogni che mi hanno rubato per oltre 20 anni. Io sto parlando del fatto che essere Romanisti significa soffrire e piangere, ma significa anche essere ONESTI… Essere della Lazio, essere della Fiorentina, essere del Milan, essere della Juventus non lo so se significa la stessa cosa… Forse se fossi juventino non direi queste cose, però avrei potuto decidere di cambiare squadra in qualunque momento l’avessi voluto e invece ho deciso di rimanere Romanista…
domenica, maggio 14, 2006
Quando nella stanza sarà portata la lampada accesa io andrò via. Tu forse allora ascolterai la notte e, anche se io tacerò, sentirai la mia canzone.
Rabindranath Tagore
sabato, maggio 13, 2006





CANZONE DEL MAGGIO
Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le "verità" della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.
Fabrizio De Andrè

giovedì, maggio 11, 2006
L'identità non era equivalenza: con la loro natura, unica pur sotto duplice nome, esse non contavano né per uno, né per due. La ragione, confusa da se stessa, vedeva l'unione nella loro divisione; assorbita l'una nell'altra, distinta una dall'altra, quelle creature si erano così bene assimilate, che si chiedevano come il loro due potesse formare un così armonico assolo; così che l'amore ha ragione, mentre la ragione, che pure dovrebbe aver ragione, ha torto, dal momento che vede una così bella unione là dove dovrebbe esserci una divisione.
(William Shakespeare)
martedì, maggio 09, 2006
giovedì, maggio 04, 2006
SE TU MI DIMENTICHI
Voglio che sappia una cosa.Tu sai com'è questo: se guardo la luna di cristallo, il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra, se tocco vicino al fuoco l'impalpabile cenere o il rugoso corpo della legna, tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste, aromi, luce, metalli, fossero piccole navi che vanno verso le tue isole che m'attendono. Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi cesserò d'amarti a poco a poco. Se d'improvviso mi dimentichi, non cercarmi, ché già ti avrò dimenticata. Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere che passa per la mia vita e ti decidi a lasciarmi alla riva del cuore in cui affondo le radici, pensa che in quel giorno, in quell'ora, leverò in alto le braccia e le mie radici usciranno a cercare altra terra. Ma se ogni giorno, ogni ora senti che a me sei destinata con dolcezza implacabile. Se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi, ahi, amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete, in me nulla si spegne , si oblia, il mio amore si nutre del tuo amore, amata, e finché tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscir dalle mie.
(Pablo Neruda)
mercoledì, maggio 03, 2006
Massì va...Sondaggiamo...

OGGI È UNA DI QUELLE GIORNATE…
Come farà mai il sole ad alzarsi dalle collinette della Caffarella ogni mattina? Certo, c’è sempre un sottile godimento nell’accarezzare i fili d’erba asciugandoli dalla rugiada…L’acqua ti solletica i polpastrelli e quel gesto, nella sua essenza effimera, ti rigenera col mondo, e questo piacere deve provarlo anche il sole; però il piacere più grande deve provarlo quando “sfoglia” le margherite, noi non siamo capaci di farlo perché altrimenti le romperemmo… Beh il sole si sveglia ogni mattina e da vita a tutto quello che tocca, fa nascere la vita persino dai cadaveri e dalle cacche; quale più grande soddisfazione si può provare se non quella di svegliarsi e dare vita a tutto ciò che si tocca ogni volta che lo si fa? Noi siamo diversi invece. Noi potremmo provarlo questo bel piacere ogni mattina…Ma troppo spesso preferiamo donare la “non vita”. No, non la morte, la morte è la fine della vita e sebbene doniamo in gran misura anche quella ciò che doniamo molto di più è la non-vita, la non-nascita di ogni cosa bella o anche brutta che sognamo, il che come tutte le cose possiede l’eterna doppia natura di ogni cosa imperfetta. Oggi è una di quelle milioni di giornate in cui non ho fatto nascere la vita… Oggi non è nata la mia coerenza. Oggi non è nata la mia immaginazione. Oggi non è nato il mio impegno. Oggi non è nata la mia volontà. Bisognerebbe creare una giornata mondiale delle cose non nate; come in tutti i lutti (anche se, non trattandosi di una morte, non saprei dire con certezza se si tratta di lutto o meno) si potrebbe celebrare un minuto, o anche un ora di silenzio; si potrebbero deporre corone di fiori in luoghi dove non è stato mai fatto nulla perché non c’è stato tempo, o voglia, o denaro, o materiale… Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei scappare via lontano…Lontano da quel rimorso che mi tallona, che mi conferma il fallimento del pensiero inattuato per paura e per sfiducia. È davvero meglio non vivere affatto che vivere male? Se il mio coraggio fosse vissuto oggi sarebbe vissuto invano? Oggi è una di quelle giornate in cui mi pongo stupide domande retoriche… Odio essere depresso, ma ancora di più odio che gli altri lo debbano constatare perché faccio in un certo modo “pena”, per odio anche essere lascito solo perché se sono depresso è come se mi fossi perso in un labirinto. Chi si perde soffre di orgoglio, perché vorrebbe ritrovare la strada (e se stesso) da solo, perché pensa di esserne all’altezza, e detesta che gli si dica che si è perso, ma vorrebbe essere aiutato senza chiedere…Chiedere è mostrare debolezza…Eppure chi ammette la propria debolezza è spesso molto più forte di chi ostenta forza. E allora oggi è una di quelle giornate in cui ammetto di essere un ipocrita e quindi oggi è una di quelle giornate in cui ammetto di essere molto orgoglioso…Ma forse sono forte, perché oggi è una di quelle giornate in cui getterei lo scudo per scappare come Orazio o Alceo…Perché oggi è una di quelle giornate in cui ammetto di essere terribilmente debole… Ed ecco che sei talmente incapace che non ti puoi sfogare, perché non sapresti come. Hai una voglia di piangere tale che ti stringe il cuore ma non ci riesci per chissà quale motivo…Aspetti….Perchè, cazzarola…Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei un abbraccio forte che mi tirasse anche per un solo secondo. Oggi avrei tanta voglia di sentirmi dire “ti voglio bene”...Anche solo in un respiro, o in uno sguardo…Ridarebbe senso a… ...Me.

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