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sabato, ottobre 29, 2005

ROSSO…
Sapete qual è la cosa più bella di quando sei innamorato? Certo che la sapete, siete stati tutti innamorati almeno una volta... Tranquilli, se non vi è mai capitato vi capiterà sicuramente domani all'università, a scuola, al bar, al parco, al chiosco dei giornali, alla mostra... Tranquilli che prima o poi ci cascate... Uè...Poi quando vi capita non venite a raccontarmi le paranoie che vi fate, raccontatemi quello che vorreste dirgli, tutti i sorrisi che gli fareste, tutti gli sguardi... E' ovvio che ci potreste stare male se la controparte non dovesse replicare positivamente, ma, a meno che non vi siate innamorati di un sasso e la vostra capacità oratoria non si limiti ad un “mi piaci…”, si presuppone che la vostra limpidezza possa entrare nel cuore di chi vi sta di fronte. forse potreste non piacergli, ma di sicuro l’avete reso molto felice. Però bisogna prestare attenzione alle parole che si usano per esprimersi, perché a volte l’anima non riesce a scavalcare il corpo, e non riesce a farsi ammirare e a far innamorare. Ed è strano tutto questo, perché è incredibile come a volte l’anima esca da uno sguardo in bianco e nero o tra dita affusolate, ma la puoi anche sentire, magari nel suono di un sorriso, in un bacio sulla guancia… L’anima non lo sa di essere vista, sa di essere libera e questo ci ha sempre attratti. Ma l’amore vero non è nel desiderare l’anima…Io l’amore vero non so cosa sia, o forse lo so, ma so il mio, voialtri sapete e saprete il vostro e forse questa è la felicità. In ogni caso, la cosa più bella di quando si è innamorati è immaginarsi un discorso che vorresti fargli per far uscire la tua anima e per mostrargliela nella più completa sincerità…E magari (se siete dei decerebrati come me!) gesticolare e sorridere mentre ti immagini le parole, mentre cammini verso casa, e mentre ascolti Liga.
giovedì, ottobre 27, 2005
POSTILLA
Oggi è stato bello sentire il suono di un sorriso...
Oggi è stato interessante rilevare segni di Ila...

E' tanto tempo che non c'è nulla che me lo faccia dire, ma stavolta non posso trattenermi...

...GODO...
mercoledì, ottobre 26, 2005
Alcuni pensieri sfuggenti e stanziali prima di dormire:
Che palle, mi viene quasi la depressione... Il tutto perchè mi manchi... Mi manchi davvero tanto...
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Sono stufo dei complessi femminili, sono stufo di fianchi "leggerissimamente" grossi, di glutei "lievissimamente" in eccesso, e seni "piccolosissimamente" sgonfi... Possibile che nessuno riesca ad essere del mio parere? Possibile che per un particolare si riesca ad essere bellissimi o bruttissimi? Ma chi ha la sfiga di avere delle malformazioni che deve dire?
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Mario Ridolfi era bravo, ma Libera e Terragni mi hanno affascinato di più... C'è da dire che sapeva gestire bene gli spazi, ed era assai meticoloso nel suo lavoro, ma credo che non riuscisse a vedere abbastanza lontano...
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L'ho già detto...Però lo ridico, mi manchi... E sto giù perchè non riesco a vederti, ergo... Che palle...

martedì, ottobre 25, 2005

William Blake "LA VECCHIAIA"
lunedì, ottobre 24, 2005
Rieccoci all'appuntamento architettonico della domenica notte...
“DIO E’ NEL DETTAGLIO”
E’ probabile che Giovanni Michelucci debba qualcosa a Ronchamp, ma non come l’allievo deve qualcosa al maestro, più che altro come un avvocato con un precedente tra le sfumature della legislatura. Nessuno s’è mai spiegato come
mai esista Notre Dame a Ronchamp; è noto a tutti i suoi detrattori e ammiratori che Le Corbusier è il padre di un certo tipo di architettura rigidamente sviluppata su cinque comandamenti: pilotis, pianta libera, finestra nastro, facciata libera, tetto giardino. Lo stesso progettista di Ville Savoye e dell’unità d’abitazione di Marsiglia è lo stesso che tra il 1950 e il 1955 dirige i lavori di questa cappella monolitica e minimalista.

De Sessa sostiene che sia un’esternazione di generosità di un grande maestro, un’apertura alle novità che si apprestavano a scuotere ancora una volta l’architettura, o magari anche un semplice voler mettere in crisi chi lo aveva inquadrato razionalista e basta; con una certa dissonanza Portoghesi ritiene che si tratti addirittura di un “nuovo romanico, in cui la materia è esaltata per la sua tessitura e la sua forza, mentre la luce svolge il compito di trasfigurarla, dandole un calore quasi corporeo” (Paolo Portoghesi I grandi architetti del novecento, Newton & Compton).

Di certo si tratta di un'opera molto particolare, bella nel suo contesto, abbastanza proporzionata, tuttavia è difficile riuscire a trarne un prospetto significativo senza arrivare alla conclusione che è obbligatorio girarle intorno, a quel punto ci si accorge che la cappella sembra essere fuoriuscita dal terreno. L’interno viene definito come “spazialità labirintica” da Tafuri, ma non s’intende un percorso reso difficoltoso da chissà quali barriere architettoniche, bensì è il trovarsi a che fare con un edificio che è realmente diverso da quello che ci si aspettava da Le Corbusier, è come se si volesse raggiungere un luogo senza la mappa per arrivarci…Ed è un po’ la stessa cosa che si fa con Dio.




E allora mi perdonino Portoghesi e De sessa, ma tenterò di formulare una nuova teoria: che Le Corbusier abbia voluto differenziare il resto della sua produzione (riguardante soprattutto il settore abitativo, urbanistico ed espositivo) da un edificio che è interprete della comunicazione tra Dio e l’uomo proprio rendendolo un’eccezione, un dettaglio (n.d.r. “Dio è nel dettaglio” Mies van der Rohe), che necessita di una identità assolutamente specifica data la sua funzione? Buona notte…
domenica, ottobre 23, 2005
A MUSO DURO
E adesso che farò, non so che dire e ho freddo come quando stavo solo ho sempre scritto i versi con la penna non ordini precisi di lavoro. Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani e quelli che rubavano un salario i falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Ho speso quattro secoli di vita e ho fatto mille viaggi nei deserti perchè volevo dire ciò che penso volevo andare avanti ad occhi aperti adesso dovrei fare le canzoni con i dosaggi esatti degli esperti magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficiente nei concerti. Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Non so se sono stato mai poeta e non mi importa niente di saperlo riempirò i bicchieri del mio vino non so com'è però vi invito a berlo e le masturbazioni celebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto. Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. E non so se avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto volti sconosciuti canterò le mie canzoni a tutti loro e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti
(Pierangelo Bertoli)
venerdì, ottobre 21, 2005
M'INNAMORO DAVVERO
Mi sento strano davvero, da un po' di tempo e' cosi': succede sempre ogni volta che sei qui. Tutto mi sembra migliore capisco bene cos'e' capisco che m'innamorero' di te. Sei sempre il primo pensiero e mi addormento con te sembra un malanno ma e' buono come te mi fa sentire leggero, sorridi e stai con me, "lo sai mi sto innamorando anch'io di te". E vai che m'innamoro davvero per troppi giorni, da quanti? Quasi una vita a cercarti e adesso ti ho qui davanti e vedrai, vedrai che di tempo ne avro', ne avrai d'amore quanto vorrai perche' non basta mai. E ci teniamo per mano siamo in silenzio io e te certo ch'e' buffo: sono teso piu' di te ti sento tra le mie dita ed e' un piacere cosi' in questo istante la vita e' tutta qui. E vai che m'innamoro davvero guardami che sono sincero provo le stesse tue cose adesso: per me e' lo stesso e vedrai, vedrai che di tempo ne avro', ne avrai d'amore quanto vorrai e che non basti mai. ... E vedrai, vedrai che di tempo ne avro', ne avrai d'amore quanto vorrai e che non basti mai. Mi sento strano davvero, da un po' di tempo e' cosi': succede sempre ogni volta che sei qui
(Fabio Concato)
Un grande rientro con questa canzone eh!!
Le Donne Lo Sanno
Le donne lo sanno c'è poco da fare c'è solo da mettersi in pari col cuore lo sanno da sempre lo sanno comunque per prime
le donne lo sanno che cosa ci vuole
le donne che sanno da dove si viene e sanno per qualche motivo che basta vedere
e quelle che sanno spiegarti l'amore o provano almeno a strappartelo fuori e quelle che mancano sanno mancare e fare più male
possono ballare un po' di più possono sentir girar la testa possono sentire un po' di più un po' di più
le donne lo sanno chi paga davvero lo sanno da prima quand'è primavera o forse rimangono pronte è il tempo che gira
le donne lo sanno com'è che son donne
e sanno sia dove sia come sia quando lo sanno da sempre di cosa stavamo parlando
e quelle che sanno spiegarti l'amore o provano almeno a strappartelo fuori e quelle che mancano sanno mancare e fare più male
vogliono ballare un po' di più vogliono sentir girar la testa
vogliono sentire un po' di più un po' di più
possono ballare un po' di più possono sentir girar la testa possono sentire un po' di più un po' di più
al limite del piacere al limite dell'orrore conoscono posti in cui non vai non vai
le donne lo sanno che niente è perduto che il cielo è leggero però non è vuoto le donne lo sanno
le donne l'han sempre saputo
vogliono ballare un po' di più vogliono sentir girar la testa vogliono sentire un po' di più un po' di più
al limite del dolore al limire dell'amore conoscono voci che non sai non sai non sai
di Luciano Ligabue
E' tutto il giorno che mi frulla in testa 'sta canzone... La dedico a voi, donne della mia vita... E a te...Che scommetto lo sai...
martedì, ottobre 18, 2005
Strade di Francia
Parigi, Parigi a me va bene per non tornare più così dicevi perché i miei occhi pieni di stazioni e chiese ritornassero blu.
Le mani, le mani già lo sanno che non vivranno qui e, mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento e tremano così.
perché le cose non vanno mai come vuoi tu anzi è più facile cambino ancora di più
Così io ti prendo per mano e ti porto con me perché a darsi un appuntamento che speranza c'è
Le strade, le strade dei francesi che non ho visto mai eh, ma se i sogni non li avessi già completamente spesi in quello che sai
perché le cose non vanno mai come vuoi tu anzi è più facile cambino ancora di più
Così io ti prendo per mano e ti porto con me perché a darsi un appuntamento che speranza c'è
E se Parigi è così immensa e tu non hai paura come me per queste strade di Francia io vengo con te
E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome e questo nome me lo insegni tu com'è che vivo ancora tra una chiesa e una stazione e i miei occhi, i miei occhi non ritornano blu...
Daniele Silvestri



VOGLIO ROME TOTAL WAR 
lunedì, ottobre 17, 2005
PREMESSA:
Ho deciso che d’ora in avanti tenterò di scrivere per ogni domenica qualche appunto su un’opera architettonica che riterrò particolarmente interessante, questo perché voglio tentare di salvare quel minimo di dignità di studente di Architettura che ho e per dare una parvenza di servizio eruditorio a questo blogghetto prima che venga bollato per sempre come semplice valvola di sfogo dell’autore…Ciò vi da diritto di criticare ahimè…Ma vale la pena rischiare.
MEMORIA POPOLARE
Mentre percorrete l’autostrada A1 per andare da Roma a Milano o da Milano a Napoli vi capiterà di sicuro di accostarvi alla città del sommo poeta (e penso che sia chiaro di quale città stia parlando!). Se non state guidando potete dilettarvi a cercare la cupola di Santa Maria del Fiore, di Brunelleschiana fattura, e decidervi di fermarvi per dargli un’occhiata, ma per adesso vi consiglio di continuare per qualche finché, proprio accanto alle corsie autostradali, non scorgerete una specie di tenda verde chiaro (che altro non è che rame ossidato) che da l’idea di essere una struttura provvisoria e momentanea, non stanziante, Ma d'altronde non lo siete anche voi che state in macchina?

Bene, quella tenda che avete scorto altro non è che una chiesa realizzata tra il 1960 e il 1965 su progetto di Giovanni Michelucci. Ciò che ha di speciale in se questa chiesa è il suo essere simbolo di sosta e cammino allo stesso tempo, una incongruenza fra elementi che sembrano apparentemente agli antipodi tra loro, eppure nel nostro vivere – che Michelucci intende come un cammino – la tenda può essere intesa come una tappa che però non è strettamente una sosta, ma una deviazione nella memoria. Ci attira con una forma nomade perché noi stessi siamo nomadi sull’autostrada, ci chiede di fermarci a ricordare, a viaggiare nella memoria in forma quasi onirica, diversa per ognuno di noi. Al contrario, all’interno della struttura la situazione cambia, ma non di colpo; per raggiungere l’assemblea è comunque necessario sfumare l’idea di memoria con un percorso tortuoso, fatto di strutture quasi costringenti che conducano ad una visione che è stanziale: come fosse un albero, una struttura in calcestruzzo contrappone i propri rami e le proprie radici al nomadismo e comunica una certa forza, una sorta di tenacia nel voler rimanere, nel voler restare e in un certo senso nell’essere.


Si tratta ovviamente di un discorso di fede che Michelacci ripropone in varie forme senza mai banalizzarle; la sua intenzione era quella di creare un linguaggio immediato, comprensibile, che potesse contare sui retaggi della memoria della nostra cultura, che testimoniasse la continuità della vita e della sua mutevolezza. Tafuri sostiene che fosse un Neorealista, e per certi versi lo credo anche io, ma nel caso della chiesa di San Giovanni Battista non lo penso.
Ci sarebbero sicuramente mille altre cose da scrivere, ma per ora mi fermo a queste quattro righe poiché sono piuttosto stanchino! Buonanotte…Andatevela a vedere!
sabato, ottobre 15, 2005
7 giorni… Ossia 168 ore… Ovvero 10080 minuti… Cioè 604800 secondi… Di tempo libero… Purtroppo è tutto tempo sprecato, perché se non c’è qualcuno o qualcosa che ti occupi questo spazio non ti serve a nulla avere del tempo libero. Certo, puoi occuparlo te stesso, ma sinceramente analizzando il caso specifico mi da un sacco di tristezza stare da solo per una settimana…Da solo mi stufo…E infatti mi sono stufato di stare da solo, ma posso biasimare tutti quelli che ho contattato e mi hanno detto che erano occupati? Certo che no! Perciò prendetelo come uno sfogo fine a se stesso, d'altronde con chi prendersela? Col destino avverso? Baaah…Che palle ragazzi… Vabbè, il post finisce qui, buona noia a tutti.

La verità
La Verità che stava in fonno ar pozzo Una vorta strillò: - Correte, gente, Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! - La folla corse subbito Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo Trovò ch’era un affare sconveniente. - Prima de falla uscì - dice - bisogna Che je mettemo quarche cosa addosso Perchè senza camicia è ‘na vergogna! Coprimola un po’ tutti: io, come prete, Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi Ce penserete voi...
- M’assoccio volentieri a la proposta - Disse un Ministro ch’approvò l’idea. - Pe’ conto mio je cedo la livrea Che Dio lo sa l’inchini che me costa; Ma ormai solo la giacca È l’abbito ch’attacca.
Bastò la mossa; ognuno, Chi più chi meno, je buttò una cosa Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno; E er pozzo in un baleno se riempì: Da la camicia bianca d’una sposa A la corvatta rossa d’un tribbuno, Da un fracche aristocratico a un cheppì.
Passata ‘na mezz’ora, La Verità, che s’era già vestita, S’arrampicò a la corda e sortì fôra: Sortì fôra e cantò: - Fior de cicuta, Ner modo che m’avete combinata Purtroppo nun sarò riconosciuta!
Trilussa
Cara Pizzetta, come puoi ben vedere il colore del tuo carattere si legge benissimo, perciò te lo puoi proprio scordare che cambio sfondo...
giovedì, ottobre 13, 2005
Forse è una caratteristica del nostro popolo. Rimaniamo in balia degli eventi, o meglio, spettatori degli eventi, perché siamo consapevoli del prezzo del biglietto che paghiamo. Siamo coscienti di avere una classe politica ridicola, di avere un’informazione pessima, di avere una televisione pessima. Ci lasciamo influenzare da qualsiasi mezzobusto che ci dica che c’è una malattia tra i polli cinesi che se passa gli Urali ci fa tutti secchi, ma ci scordiamo che il 106% delle coscie di pollo che compriamo dal “macellaro” è italiano e sottoposto ai migliori controlli da più di 10 anni, così facciamo fallire qualche allevamento presi dal panico…Ma da McDonald ci andiamo lo stesso. Ci stupiamo della bastardaggine di Loredana Lecciso che ha il buon gusto di far sapere a tutto il mondo che vuole lasciare per sempre Al Bano meno che a quest’ultimo, e già che ci siamo facciamo passare ‘sto povero naufrago (che soffre la fame lì nell’isoletta solo per amore dei suoi fans, mica pe i dindi!) come un ottimo padre di famiglia. Ci addoloriamo per le chiappe arrossate di Enzo Paolo Turchi, e tra un po’ ci flagelleremo di dolore per le reni di Sandy Marton (che poi vorrei sapè io chi cavolo è Sandy Marton?!?). Mentre accadono tutte ‘ste atroci disgrazie che farebbero accapponare la pelle persino ad un pollo cinese, ci stracatafottiamo della nuova legge elettorale e ci strafreghiamo di capire se funziona, di capire un possibile perché nella sua realizzazione. Viviamo nell’atarassia, pensiamo di poter decidere cosa sia bello, giusto e cosa non lo sia; pensiamo di pensare quando invece lasciamo che gli altri pensino a noi. La televisione cos’è? La televisione è un mezzo che pensa per noi, ci propone un programma e noi, pure che si trattasse del viaggio di una caccola dalla narice al dito, lo guardiamo! E guardiamo gli snack che fanno diventare obesi; e guardiamo la vita degli altri senza pensare alla nostra e alla loro dignità; ci indigniamo per la morte in diretta di un uomo ma tutti siamo morbosamente curiosi di vederla. La verità è che stiamo diventando un popolo di ipocriti. Sappiamo cosa fa schifo del nostro paese, e lo sappiamo talmente bene che se chiediamo:”Hai visto l’Isola dei Famosi?” O “Hai votato Berlusconi?” (E PREMETTO CHE QUANDO C’ERANO LE ELEZIONI IO AVEVO 17 ANNI!!) Rispondiamo tutti pressappoco:”Che? Io? NOOOO!” Eppure tutti sanno dell’Isola dei Famosi e Berlusconi ci governa. In tutto ciò siamo diventati il pubblico più esigente e crudele del mondo; vogliamo essere impressionati, sempre di più; vogliamo il sangue, le lacrime, la sofferenza, il sudore… Vogliamo vedere ciò che combattiamo e che ci fa schifo mentre ceniamo, mentre pranziamo...A merenda. Desideriamo che gli altri soffrano come noi, per certi versi più di noi. E’ così che siamo diventati cinici, quasi apatici… Forse è anche così che è nato “The Passion”…Non ci basta sapere che Dio (o un uomo per chi non crede), si sia fatto flagellare e inchiodare ad una croce, volevamo vederlo, e chissà quanti avranno espresso il desiderio di infilare un dito nei palmi di Cristo… Stiamo perdendo sensibilità, e mascheriamo il nostro cambiamento chiamandola evoluzione. Eravamo il popolo dei geni, eppure non sappiamo (non vogliamo?) neanche conservarne l’eredità. Io stesso mi lascio scuotere dagli eventi, dalle telefonate inattese, dalle paranoie, da qualunque minimo particolare, da qualunque sorriso…Ma io sono innamorato, ed è bello. L’Italia è depressa, ed è uno spreco.

UFFA...( ?)
martedì, ottobre 11, 2005
MINCHIA! COME COPIA E INCOLLA PUZZETTA NON LO FA NESSUNO! SAREBBE BELLISSIMO SE TORNASSE TRA NOI! MINCHIA!

lunedì, ottobre 10, 2005
ROMA. Momenti di panico stamani nei pressi del popoloso quartiere San Giovanni. Un giovanotto sulla ventina, di media altezza, robusto, occhi verdognoli e chioma castana, ha imperversato nei dintorni di via Appia Nuova ipnotizzando tutti coloro che gli capitavano a tiro. Braccia ciondoloni, sguardo assente, sorriso a quaranta denti (avete letto bene!), ha costretto bambini, anziani, adulti di entrambi i sessi a innamorarsi per la prima volta o ancora della loro metà e ad aspirare solo al bene comune in nome dell’amore. Per quasi tre ore non si sono sentiti clacson per tutto il tratto stradale che va da Piazza San Giovanni a Largo Don Orione; il traffico è scomparso; il MC Donald ha esercitato gratuitamente la funzione di mensa per i poveri e il prezzo del big mac è sceso da un euro a venti centesimi; le tredicenni cretine e figlie di papà donavano i propri contributi ai barboni e smettevano di fare le smorfiose con i loro testosteronici compagnucci di scuola, i quali aiutavano anziane signore e arzilli signori ad attraversare le strisce, pur sgombre di autovetture. La sede di piazza Tuscolo di A.N. è stata sede di un concorso di musica multietnica, e c’è chi sostiene che se da quelle parti fosse passata la macchina del Premier e quella del neoleader dell’Opposizione si sarebbe formato il primo governo bipolare della storia della repubblica Italiana. ”E’ stato tutto molto bello…” E’ stato il commento unanime di tutti, successivamente si è appreso di diversi casi di 30 e lode politici estesi persino agli assenti nei pressi della Facoltà di Architettura ”Valle Giulia”, si sospetta che vi sia implicato l’ignoto “positivatore” di San Giovanni.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza alzare la mia sola puerile voce non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce gli altri, nella più strana indifferenza. Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
Pierpaolo Pasolini
domenica, ottobre 09, 2005
Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so.
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile. Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere. Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Pier Paolo Pasolini

Che strana sensazione è l’essere in una fase di stallo. Il sapere che qualunque mossa fai renda la situazione ininfluente ha un che di diabolico e snervante… Non sai come ingannare l’attesa, è per questo che chi è in “stallo” continua a fare quello cha ha sempre fatto, almeno riesce ad ingannare il tempo in qualche modo; è un po’ come quella barzelletta: Quando di notte soffro d'insonnia prendo dei lassativi. Non dormo lo stesso, ma almeno ho qualcosa da fare. In fase di “stallo” ci si sente anche il minore dei paesi neutrali di una guerra mondiale, sa che prima o poi la guerra, sia che venga da una parte o dall’altra, lo devasterà completamente…Ma d’altrocanto è la stessa situazione nella quale si trova un banditore di una casa d’aste, attende l’offerta più alta. Chissà se io sono uno staterello neutrale o un banditore di case d’aste? Più verosimilmente sono uno che ama ragionare con i paragoni…Sebbene stia tentando l’unico vero modo che esiste per sovvertire una fase di stallo…
sabato, ottobre 08, 2005
Ancora poche ore di pausa, e c’è chi preferisce chiamarla vacanza… Il dieci si ricomincia con le lezioni, e mi tocca starci fino alle 20:30 per almeno 4 giorni su sette. Beh pazienza, nessuno c’ha detto che sarebbe stato facile… La cosa che più mi dà noia è che non avrò più molte occasioni di uscire con te, è per questo che volevo utilizzare questi giorni per vederci il più possibile...Per capire cosa c’è… Mi sarebbe piaciuto dedicarmi ad altro, e non rimanere a casa senza fare nulla, ma non ho neanche voglia di scrivere un post sull’inutilità di questi 5 giorni di nullafacenza, che peraltro non sono stati affatto inutili! No no, non sono stati inutili per nulla, mi hanno fatto riposare, mi hanno rilassato un poco, mi hanno fatto anche ragionare; in fondo anche un po’ di tempo perso ha la sua utilità; è un po’ come quando si aspetta che la neve finta delle sferette souvenir in plexiglas tocchi il fondo per vedere il Colosseo,
la torre Eiffel
, o la torre di Pisa, quello è tempo perso…Uno attende che la polvere che c’abbiamo in testa si posi sul pavimento, e poi procediamo a schiarirci le idee. Però a me non mi bastano 5 giorni…C’ho bisogno di più tempo dannazione!!! Non ho bisogno di sognare, ho bisogno di realizzare i miei sogni, di riuscire a viverli e a condividerli con…Te. Hehehehehe! Ormai anche in questo blog le parole fluttuano a 2 metri da terra come il loro autore… Va beh…Buona notte o seguaci imperiali et pizzettici…

”...E’ maleducazione parlare di religione, non sai mai chi potresti offendere…”
Willy Wonka
mercoledì, ottobre 05, 2005
 Ecco qui, solo x Giovanni, una bella "pizzetta creativa" su un piatto d'argento....di legno, va be è uguale!!!
CULO
Quando la giornata si presenta grigia, tetra, e fredda t’aspetti che anche gli eventi non atmosferici possano risultare quanto meno catastrofici. Se poi devi fare un esame è la morte psicologica. l’altro ieri ho passato tutto l’intervallo temporale che passa tra le 8:45 di mattina e le 16:30 di pomeriggio a ripassare, a fremere e ad agitarmi, e mentre accadeva tutto venivo edotto di una notizia che per me equivalse agli stessi sentimenti che prova una mosca appiccicata alla tela di un ragno: pareva che due ragazze fossero state bocciate per non aver curato l’ordine dei disegni dei particolari architettonici che avevamo fatto durante l’anno… Ero atterrito, e attendevo una bocciatura ineluttabile che m’avrebbe distrutto in mille pezzettini di inettitudine…Ma non era così che doveva andare…Due minuti prima che mi chiamassero accadde una cosa che non capitava dai tempi di Costantino prima della battaglia di Saxa rubra: s’aprirono le nuvole e uscì il sole, e un po’ come l’imperatore vide la croce infuocata che l’avrebbe condotto alla vittoria contro Massenzio, io vidi il sole…E capì che dovevo puntare tutto sull’acciaio, al resto avrebbe pensato la sorte… E fu così che i miei orridi lavori di china non furono visionati…E fu così che fui interrogato dalle assistenti più buone…E fu così che la professoressa non mi fece neanche una domanda. Parlai della produzione dell’acciaio dalle origini al profilato, in particolare dell’altoforno, del quale sono riuscito a dire un bellissimo sfondone confondendo ghisa con ghiaia, ma ciò non tolse ragion d’essere al mio 25. So che non è un voto abbastanza alto, e che potevo studiare di più, ma questo passa il convento al momento, e non mi pare che una media del 27 sia bassa, mentre mi brucia il fatto che non abbia fatto un esame dei sei che dovevo fare…Pazienza, è ora di voltare pagina e guardare ad altro.
Colgo delle sensazioni che prima non provavo. Chissà se mi pensi, chissà se anche tu… Io penso che tu abbia capito cos’ho. Sei troppo intelligente per non essertene accorta. Non riesco a capire se…Chissà se sono buoni Forse si…Vorrei rimanere con te… Vorrei dirti perché…Magari poi… E allora…E allora mambo…

Mi fido di te
Case di pane, riunioni di rane vecchie che ballano nelle chadillac muscoli d'oro, corone d'alloro canzoni d'amore per bimbi col frack musica seria, luce che varia pioggia che cade, vita che scorre cani randagi, cammelli e re magi
forse fa male eppure mi va di stare collegato di vivere di un fiato di stendermi sopra al burrone di guardare giù la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare
mi fido di te {x4} io mi fido di te ehi mi fido di te cosa sei disposto a perdere
Lampi di luce, al collo una croce la dea dell'amore si muove nei jeans culi e catene, assassini per bene la radio si accende su un pezzo funky teste fasciate, ferite curate l'affitto del sole si paga in anticipo prego arcobaleno, più per meno meno
mi fido di te {x3} cosa sei disposto a perdere mi fido di te {x2} io mi fido di te cosa sei disposto a perdere
rabbia stupore la parte l'attore dottore che sintomi ha la felicità (?) evoluzione il cielo in prigione questa non è un'esercitazione forza e coraggio la sete il miraggio la luna nell'altra metà lupi in agguato il peggio è passato
mi fido di te {x3} cosa sei disposto a perdere eh mi fido di te mi fido di te {x3} cosa sei disposto a perdere
Lorenzo Cherubini
domenica, ottobre 02, 2005
CIAO PA'
Sono io, come stai? Ti telefono da qui, qui da una camera d'albergo. Scusa se è da un po' che io non ti chiamo più ma sai, sai già come son fatto... io però ti penso spesso fortemente come adesso. Io sto bene come no, ho mangiato dei panini e sto riposando un po'. Il lavoro va così tutti dicono c'è crisi ma io, io non mollo no. Non ti devi preoccupare, oramai mi so arrangiare. Stai tranquillo non frequento quelle che chiami "brutte compagnie" ne sto lontano. Dai lo sai che sto attento ci sono in giro "certe malattie" Ma sì, sì guido piano Tu dimentichi che sono ogni giorno un po' più uomo. E quand'è che ritorno? Forse un salto a fine mese ma sai dipende... ti dirò sono un po' a corto ho avuto delle spese ultimamente. Non è il caso che ti scaldi io non butto vai i miei soldi. Sì però dacci un taglio con le prediche se no io metto giù... anche tu se non sbaglio quando avevi la mia stessa età chi ti teneva più! E non dire "altri tempi" coi tuoi soliti esempi: questo qui è il mio tempo che ti piaccia oppure no è la mia vita e io vado fino in fondo la mia strada seguirò, io no, non ho chiuso la partita. Tu mi hai chiesto di capirti, ora io lo chiedo a te. Non so più che cosa dirti ci vediamo ciao, ciao pà...
(Eros Ramazzotti)
Splendida, anche se forse poco conosciuta, questa canzone mi ha sempre un pò commoso!
QUELLO CHE CAPITA
Chi lo sa se il mio posto è qui o è solo una fatalità una questione di numeri di probabilità che può decidere chi sarai lingue e dialetti che parlerai accenti ed inflessioni che avrai luoghi e profumi che chiamerai "casa mia..."
Così ho preso la macchina guidando di città in città e, da quella grandissima alla più piccola, c'erano tante persone che, pur non essendo uguali a me, anche se non proprio identiche, c'era qualcosa, qualcosa che...
Forse è che si fa quello che si può, forse è che si fa quello che capita con più o meno dignità...
Forse è come pescare un numero e sperare poi in quello che capita, senza troppa logica...
Un mattino in un autogrill io e la mia tazza di caffè, scende un uomo da un bilico e si siede accanto a me: rubrica, numero, preme invio "Amore, scusami sono io soltanto volevo dirti che mi sei mancata, baby, I'm comin' home.."
Ho ripreso la macchina e sono ritornato qui C'è una luna bellissima e vengo a prenderti, perchè ogni giorno è diverso e anche se sembrano uguali c'è anche un dettaglio invisibile, sempre qualcosa, qualcosa che...
Forse è che si fa quello che si può forse è che si fa quello che si capita con più o meno dignità...
Forse è come pescare un numero e sperare poi in quello che capita ma ringrazio il cielo che tu sei capitata a me tu sei capitata a me tu sei capitata a me tu sei capitata a me tu sei capitata a me
(883)
LOVERS
Oggi pensavo a quant'è dura essere innamorati. Conosco due persone che sono in questo stato idiotico-confuso che ci prende a tutti prima o poi.
Uno pensa che lei provi interesse per lui. Al termine di un uscita di poco tempo fa, lui disse:"grazie per aver passato del tempo con me." E lei gli gli rispose:"Tu lo sai che io sto bene con te." No potè fare a meno di coglierlo come un segnale positivo. Si rividero anche il giorno dopo, ma per meno tempo, sapevano che si sarebbero rivisti il giorno dopo a casa di lei per una festa e lei decise di ricordargli l'orario giusto:"Mi raccomando! Domani sera ci vediamo alle dieci e mezza!" E aggiunse:"Se vuoi vieni anche prima che tanto io ci sono!" Lui non potè esimersi dal sorridere, pensado che anch'esso fosse un buon segnale.
Un'altro, al contrario, pensa che la sua fiamma non provi attrazione per lui, ma solo una buona amicizia. Vorrebbe accarezzarle le mani, le guance, ma non riesce nemmeno a sfiorarla, teme che a lei possa dispiacere, e a volte la sente lontana. Stasera erano entrambi ad una festa ma lei non lo ha cercato molto... Lui si chiede se non sia evidente il fatto che è innamorato di lei...E si chiede come mai lei non lo disilluda anzichè trattarlo con gentilezza, visto che lui non gli piace.
Entrambi si fanno enormi paranoie sull'amore e i suoi derivati. Vorrebbero solo un segnale definitivo, chiaro. Vorrebbero smetterla di soffrire...
Perchè le donne pretendono che noi capiamo quel che vogliono senza che esse lo dicano?
Buona notte...

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