| DOMUS AEREA |
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martedì, febbraio 22, 2005
postato da Ciciorix |
23:45 | commenti (3)
lunedì, febbraio 21, 2005
postato da Ciciorix |
23:55 | commenti (1)
postato da Ciciorix |
01:06 | commenti (3)
sabato, febbraio 19, 2005 postato da Ciciorix |
21:18 | commenti (3)
Stasera sono stato a casa di Grace con tutti i miei amichetti... postato da Ciciorix |
01:38 | commenti (4)
venerdì, febbraio 18, 2005 A brutti bastardi!!! Ma che avete smesso de commentà??? postato da Ciciorix |
18:38 | commenti (12)
giovedì, febbraio 17, 2005 Piccole Paranoie d'un ragazzo qualsiasi mercoledì, febbraio 16, 2005 Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. Odio e amo. Forse mi chiederai come sia possibilie; Vorrei trovare una lampada fatata, sfregarla, vedere apparire un genio che fosse in grado di esaudire tre desideri e formulare tre richieste di cui la prima, senza alcun indugio, sarebbe quella di cancellare il giorno 15 febbraio 2005 dalla storia del mondo. Qualcuno avrebbe detto che sono stato impulsivo, ma non sa quali sarebbero state le altre due richieste. martedì, febbraio 15, 2005 VAFFANCULO postato da PRIAPO |
20:52 | commenti (3)
Le cose sono molto più semplici di quel che sembrano... postato da Ciciorix |
14:50 | commenti (2)
A pensarci bene è vero che sono impulsivo a volte... postato da Ciciorix |
02:04 | commenti (2)
lunedì, febbraio 14, 2005 Good saint valentine's day...La festa di ogni cretino... postato da Ciciorix |
00:16 | commenti (2)
domenica, febbraio 13, 2005
postato da Ciciorix |
20:03 | commenti (2)
Che tesoro che sei postato da Ciciorix |
00:24 | commenti (1)
sabato, febbraio 12, 2005 Il Barone Roscio e il folle pensatore postato da Ciciorix |
02:43 | commenti (2)
martedì, febbraio 08, 2005
postato da PRIAPO |
20:02 | commenti (1)
postato da PRIAPO |
01:21 | commenti (4)
sabato, febbraio 05, 2005 Ieri sera, mentre cercavo di prendere sonno leggendo un libro di Tafuri, pensavo... postato da PRIAPO |
13:12 | commenti (7)
venerdì, febbraio 04, 2005 Ave Blogghers, Sembra strano trovarsi di fronte al filo rosso della tua vita un attimo prima che Atropo lo spezzi, immersi nel silenzio più assordante e tra le picche più acuminate, e nonostante tutto riuscire a non farsi trapassare le budella. Non avete idea di cosa significhi esser un astato della prima linea quando davanti a te non ci sono altro che lance lunghe e robusti scudi tondi serrati come una catena di montagne! È stato così che siamo riusciti a prendere Zancle o Messina o come diamine si chiama; tra la polvere, la confusione e la voce tonante di quel grandissimo bastardo di Regulo, il mio centurione. Non avevo mai conosciuto un uomo più duro di lui, prendeva degli agnelli di sedici, diciassette anni e li trasformava in qualcosa di molto più terribile di un lupo, si diceva che chi osava contraddirlo (se mai ce ne sono stati di tipi così stupidi) veniva scelto per le missioni suicide. “Sono entrato nell’esercito a diciassette anni per soldi, e ora che ho vent’anni e un bel gruzzolo nella sportula sono ben felice di rimanerci; Niente mi separerà da quell’aquila d’argento e da questa spada, marcerò con la legione finché non avremo preso ogni iugero di questa polverosa e invivibile isola!” dissi a Regulo mentre puliva il suo gladio dopo lo scontro. Si alzò davanti a me in tutta la sua imponenza, era veramente un toro; alto, muscoloso, testardo come nessuno al mondo e severo come il sole estivo. Fissò i miei occhi serio. Feci un saluto militarmente adeguato e mi diressi verso l’accampamento per depositarvi i ferri del mestiere; il sole stava calando ed ero stanchissimo ma non avevo sonno, perciò cercai di raggiungere i bagni pubblici della città, dove avrei recuperato le forze per i festeggiamenti. Tesi le orecchie verso una porta socchiusa da cui sembravano provenire quel vociare poco chiaro in cerca di un ulteriore conferma. “Fermati! Non ti avvicinare!”. E no, qualcosa non andava, e in quanto responsabile dell’ordine in territorio protetto dalle legioni di Roma, la cosa migliore da fare era intervenire, perciò mi diressi velocemente verso quella porta e la spalancai. “Che succede qui?” “E tu che vuoi?” E giù con un’altra bella padellata sui denti, mai esagerare con i complimenti… “AAAH! Piccola serpe! Ti strapperò le braccia per questo!” Era evidente che i due giovinastri avevano dato un generoso tributo a Bacco, perciò cercai di prenderli con le buone…anche perché il mio gladio era sulla mia branda nell’accampamento. “Avanti ragazzi, io non voglio prendervi nulla, è tutta vostra, ma sono sicuro che da queste parti ce ne siano fanciulle migliori e ben meno violente, non credete?” “Va via idiota, o ti caverò gli occhi…” Il più grosso dei due estrasse un bel pugnale lungo quasi quanto il mio braccio, e io ero totalmente disarmato ma non indifeso. “Va bene, l’avete voluto voi luridi verpae…” Dissi, come il migliore dei fanfaroni…Mi chiusi la porta alle spalle e mi voltai verso il mio avversario. Lo fissai negli occhi, strinsi i pugni e li alzai in posizione di guardia; cominciai a girargli lentamente attorno lateralmente mentre lui, cercando di trovarsi sempre faccia a faccia con me, roteava su se stesso. Nel frattempo l’altro gentiluomo tentava ancora di approfittarsi della piccola messinese, che poi tanto piccola non era visto che continuava a dargliele sode a suon di padellate. “Maledetto porco non ti avvicinare!” “Ma io voglio solo farti diventare grande hu hu hu!” E giù un'altra padellata. Io intanto continuavo a farlo roteare sempre più velocemente tanto che quando mi fermai lui roteava ancora, così appena fui sicuro scaricai un diritto destro sul suo grugno con tutta la forza che avevo; quello barcollò un po’, abbastanza per farmi trovare il momento giusto per il mio inarrestabile gancio sinistro, ma mentre caricavo quel maledetto beone riuscì a colpirmi di striscio la spalla destra…Ma senza evitare il mio colpo naturalmente! Così mentre lui veniva letteralmente scaraventato all’indietro e sveniva, lasciando cadere il suo coltellino, io cacciai un urlo tremendo toccandomi il taglio profondo che quello sbandato era riuscito ad infliggermi. “IAAAAAARGH! MENTULE DELLA PEGGIOR SPECIE! CHE POSSIATE MARCIRE AL TARTARO!” Se c’è una cosa che odio è essere ferito da chi non ritengo sia alla mia altezza. Riuscì a raccogliere l’attenzione dell’altro giovanotto che mi guardò spaventato, e in effetti dovevo far paura. Lentamente raccolsi il pugnale e lo puntai verso di lui… “Comincia a dire le tue preghiere, poiché ora lascerai questa terra implorando di non essere mai nato…” Purtroppo, mentre recitavo la scena del duro giustiziere, quello si scaraventò contro la porta sfondandola e lanciando gridolini femminili…Dubito di rivederlo mai più. “HU HA HU HA HU HA! Frequenti proprio delle belle compagnie!” “Non me li sono certo cercati io! Vieni, ti rimetterò a posto quel taglietto…” “Taglietto?? Tu lo chiami taglietto???” “Ho visto di peggio…Su vieni.” Io e la ragazza, che doveva avere suppergiù diciassette anni e mezzo, uscimmo dalle terme mentre ormai era notte inoltrata; le strade erano illuminate da maleodoranti ma necessarie lampade ad olio, e le strade brulicavano di compagni legionari. Mi portò nella sua casa e mi fece accomodare nella sala della toeletta, prese un cassetta di fili e aghi che sciacquò con acqua calda. Mi pulì la ferita con uno strano unguento verde e cominciò a ricucirmi; non era certo la prima volta che mi ferivo e che venivo ricucito, ma faceva male! “Mmmh…Acc!” “Su, non fare storie…” “Sembri esperta, chi sei tu?” “Sono la figlia di Gerone, il capo dei mercenari Mamertini.” “Ah, è stato tuo padre a chiamarci qui. Come ti chiami?” “Nausica” “Bel nome, io sono Tito Pernatia.” “Nome normale…” “Cavoli, ti ho appena salvato da due cunni della peggior risma e tu fai anche l’acida?” “Me la sarei cavata anche da sola…E comunque grazie.” Mi sorrise e io gli sorrisi. Appena ebbe finito di medicarmi chiamò a se due schiave e mi fece preparare un sospiratissimo bagno caldo! Finite le abluzioni sentì addosso di avere molto sonno, mi stiracchiai e mi rimisi addosso la tunica e cotta di maglia, facendo attenzione a non toccare la ferita che mi faceva ancora male. La casa dove ero stato ospitato sembrava molto grande e vuota; volevo parlare con Nautica, ringraziarla di tutto ma non riuscivo a trovarla da nessuno parte, fu lei a trovarmi sbucandomi da dietro le spalle… “Ti sei rimesso Tito?” Mi voltai e notai che si era cambiata, ora indossava una bellissima clamide rosa con cuciture bianche. “Si, ora sto bene, ti volevo ringraziare di tutto quello che hai fatto per me e…” “No, sono io a doverti ringraziare e a doverti chiedere scusa, se non fosse stato per te chissà cosa mi avrebbero fatto quei…Quei mostri…” Stava per piangere, l’abbracciai per istinto. “Avanti, su…Tutto è passato, e poi se sai maneggiare una spada come maneggiavi quella pentola puoi ben sentirti al sicuro.” Era bastato a rassicurarla, lasciai la presa. “Già forse hai ragione…” Beh…Ora ti devo salutare, ho sonno e gira voce che il console Valerio vuole portarci a fare “visita” ai Siracusani.” “Capisco…Vita dura quella del soldato eh?” “Abbastanza…Ma almeno sono stato libero di scegliere la mia via.” “Giusto…Arrivederci Tito, torna pure a trovarmi se ti fa piacere.” “Vale Nausica, cercherò di farlo giacché è un mio desiderio.” Era ormai notte fonda, fortunatamente però le strade non erano ancora deserte e c’era abbastanza luce per raggiungere l’accampamento. Crollai sulla mia brandina sotto i canti di Morfeo e col sorriso sulle labbra. L’indomani fui svegliati da martellate, legni che sbattevano e frenetiche lame dentate. La legione si stava muovendo e entro due giorni avremmo smontato le tende alla volta di Siracusa. Mentre intorno a me la storia andava evolvendosi verso una gloria che noi Romani non avremmo mai immaginato, io pensavo ad altro…O meglio ad un’altra. Non potevo negare a me stesso che quella ragazza mi attraeva molto, e non tanto per la sua bellezza quanto più per le sue altre qualità che avrei potuto trovare solo in uno dei miei compagni d’arme; coraggio e intelligenza, e di suo metteva gentilezza ed eleganza. In fondo un giovanotto come me avrebbe potuto anche fare il mercenario tra i Mamertini…Diventare luogotenente di Gerone…Chiedere la mano di sua figlia…Chissà, avremmo potuto anche andare a vivere a Roma… Perché no? In mattinata sbrigai le mie faccende seguendo gli ordini di Regulo, quando poi cominciarono le ore pomeridiane gli chiesi se poteva darmi la libera uscita per un salto in città. “Che devi fare in città?” “Ho…Ho delle faccende da sbrigare.” “Che devi fare?” Non gli si poteva mentire. “E va bene…C’è una ragazza che mi piace.” “Ah.” “Per favore Regulo, ti chiedo solo due ore!” “Tito, stiamo per partire, non la rivedrai mai più.” “Potrei anche decidere di lasciare la Legione!” “Mmmmh…Dimmi, è davvero così speciale?” “Potrebbe metterti al tappeto.” “Non prendermi per le chiappe pulcino…Ti do un ora, e poi ti voglio qui! Domani si parte.” “Oh grazie Regulo, sei il più sensibile dei centurioni!” Scappai appena in tempo, prima che “il duro” mi lanciasse contro l’elmo piumato imprecando come un dissennato. Lungo la strada trovai delle margherite e dei denti di leone; non sono mai stato un grande seduttore, ma mi sembrava carino portarle dei fiori, perciò ne raccolsi un mazzetto. Appena fui davanti alle porte della sua abitazione mi avvicinai per chiedere al portiere se era in casa, ma anche stavolta mi sorprese alle spalle. “Oh, non immaginavo che riuscissi a vederti già oggi!” Aveva indossato una clamide azzurrina oggi, ed era accompagnata da una delle schiave di ieri. Feci appena in tempo a nascondere i fiori che le avevo portato… “Ehm…Beh, diciamo che sentivo la tua mancanza. Ti va una passeggiata?” “Va bene…Ilio, avverti mia madre che ho incontrato un amica e che tarderò un poco.” Congedata l’ancella si appoggiò al mio braccio, e io ne approfittai per darle i fiori. “…E questi sono per te.” “Oh ma sono bellissimi! Sei pieno di sorprese legionario, e a me piacciono le sorprese!” Ci lasciammo andare ad una lenta camminata verso il porto. Giungemmo davanti alla flotta di triremi che mi aveva portato su quest’isola; l’atmosfera era piena d’eccitazione, i portuali lavoravano freneticamente, così decidemmo di appartarci su un molo solitario senza nessuna nave ormeggiata. “Sai...Il mio centurione mi ha confermato le voci di ieri sera, domani parto.” “Mi dispiace Tito, sei una persona generosa e dolce…Sei speciale. Pregherò perché tu non raggiunga i campi Elisi.” Ci abbracciammo, poi io le presi una mano tra le mie. “…Vedi, io sento…Io sento qualcosa per te…Insomma…Credo che potrei lasciare la Legione, lasciare l’esercito se tu…Se tu accetterai che io possa diventare il tuo Odisseo…Si è vero che ci conosciamo poco però…Però sei diventata importante, e non solo per quello che hai fatto per me ieri sera, ma perché ti sento vicina, nel mio cuore.” Con delicatezza sfilò la sua mano dalle mie, e io la lasciai fare, come si dovrebbe fare con le farfalle dopo che le si è prese. Con quella stessa mano mi accarezzo il viso e mi diede un bacio sulla guancia. “Piccolo grande uomo, sei una persona speciale per me, e anche tu sei diventato importante nel mio cuore, al di là di avermi salvato la vita. Non posso essere ciò che vuoi che sia, tu sei un Romano, e per questo senza Roma non potrai mai stare, neanche se abbandonassi la tua legione. Il tuo cammino non si ferma a Messina, ma va ben oltre, sono sicura che troverai qualcuna senz’altro migliore di me.” “Mh…Io…” “Tito, io voglio che rimaniamo amici. Amici veri, ma nulla di più.” “Mmmh…Io…Insomma…D’accordo.” Mi accarezzò ancora e quella carezza ricucì anche la ferita che avevo nel cuore. La riaccompagnai a casa e le sorrisi ricevendo un altro bacio sulla guancia e un abbraccio, poi m’incamminai di gran lena verso ciò che restava dell’accampamento. Ero felice. Nel terzo giorno della sua terza permanenza a Messina, la I legione Primigenia e le altre forze romane partirono per chiedere ai Siracusani se volevano ancora stare dalla parte dei Punici. Avevo un aria malinconica ma sorridevo, mentre marciavo serrato nella formazione della mia centuria, ed ero assorto nei miei pensieri. Ad un tratto, a lato della strada, comparve una figura femminile a me familiare; no mi potevo fermare, altrimenti avrei spezzato il ritmo della marcia, e lei lo capì visto che comincio a seguirmi passo passo. “Che cosa ci fai qui dolce Nautica? Non è meglio starsene a casa?” “Non quando un grande amico se ne va. Tieni, questa è per te!” Mi mise sull’elmo una coroncina di fiori, gli stessi che le avevo colto. “Addio!” Lei si fermò continuando a salutarmi con la mano destra, io riuscì a farle un cenno con la coda dell’occhio…Poco prima che Regulo di desse una bastonata in testa… “Pulcino! Vedo che l’ora che ti ho dato ti è ben servita! Ora…MARCIARE!” Nel frattempo tutti i miei compagni ridacchiavano e intonavano canzoni marziali. Il sole era alto e luminoso, l’aria fresca e profumata di cardi. Io sorridevo. Mi scuso per alcune evidenti sviste storiche. postato da PRIAPO |
18:22 | commenti (1)
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