DOMUS AEREA

martedì, ottobre 26, 2004

Oggi impariamo l'inglese con il "not politically correct" delle elezioni americane...

 

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sabato, ottobre 23, 2004

Un po' di Shakespeare non fa mai male

PRIMO CITTADINO: Fermi, oh! Udiamo Marc'Antonio.

TERZO CITTADINO: Che salga sulla pubblica cattedra; l'udremo. Nobile Antonio, sali.

ANTONIO: Per l'amore di Bruto, sono obbligato a voi.

QUARTO CITTADINO: Che dice egli di Bruto?

TERZO CITTADINO: Egli dice che per amore di Bruto si sente obbligato a noi tutti.

QUARTO CITTADINO: Sarà bene che egli non sparli di Bruto qui.

PRIMO CITTADINO: Questo Cesare era un tiranno.

TERZO CITTADINO: Davvero, questo è certo: siamo fortunati che Roma ne sia libera.

SECONDO CITTADINO: Silenzio! Udiamo ciò che Antonio può dire.

ANTONIO: O voi, gentili Romani...

PRIMO CITTADINO: Silenzio, oh! Udiamolo.

ANTONIO: Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v'ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri - ché Bruto è uomo d'onore; così sono tutti, tutti uomini d'onore - io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d'onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l'ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Bruto dice ch'egli fu ambizioso; e Bruto è uomo d'onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch'egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch'egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d'onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me.

PRIMO CITTADINO: Mi pare che vi sia molta ragione nelle sue parole.

SECONDO CITTADINO: Se tu consideri bene la cosa, a Cesare è stato fatto gran torto.

TERZO CITTADINO: Vi sembra, signori? Temo che uno peggiore di lui verrà al suo posto.

QUARTO CITTADINO: Avete notato le sue parole? Non volle accettare la corona: è quindi certo che non era ambizioso.

PRIMO CITTADINO: Se si troverà che è così qualcuno la pagherà ben cara.

SECONDO CITTADINO: Pover uomo! I suoi occhi sono rossi come il fuoco dal piangere.

TERZO CITTADINO: Non v'è uomo a Roma più nobile di Antonio.

QUARTO CITTADINO: Ora, osservatelo, ricomincia a parlare.

ANTONIO: Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v'è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d'onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente. Ma qui è una pergamena col sigillo di Cesare - l'ho trovata nel suo studio S il suo testamento: che i popolani odano soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo di leggere, e andrebbero a baciar le ferite del morto Cesare, ed immergerebbero i loro lini nel sacro sangue di lui; anzi, chiederebbero un capello per ricordo e, morendo, ne farebbero menzione nel loro testamento, lasciandolo, ricco legato, alla prole.

PRIMOCITTADINO: Vogliamo udire il testamento: leggetelo, Marc'Antonio.

I CITTADINI: Il testamento, il testamento! Vogliamo udire il testamento di Cesare.

ANTONIO: Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo; non è bene che voi sappiate quanto Cesare vi amò. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, e essendo uomini, e udendo il testamento di Cesare, esso v'infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste oh, che ne seguirebbe!

QUARTO CITTADINO: Leggete il testamento; vogliamo udirlo, Antonio; dovete leggerci il testamento, il testamento di Cesare.

ANTONIO: Volete pazientare? Volete attendere un poco? Ho sorpassato il segno nel parlarvene. Temo di far torto agli uomini d'onore i cui pugnali hanno trafitto Cesare; invero, lo temo.

QUARTO CITTADINO: Erano traditori: che uomini d'onore!

I CITTADINI: Il testamento! Il testamento!

SECONDO CITTADINO: Erano canaglie, assassini: il testamento! Leggete il testamento!

ANTONIO: M'obbligate dunque a leggere il testamento? E allora fate cerchio attorno al corpo di Cesare, e lasciate che io vi mostri colui che fece il testamento. Debbo scendere? E me lo permettete?

I CITTADINI: Venite giù!

SECONDO CITTADINO: Scendete.

TERZO CITTADINO: Avrete il permesso.

 

Nel testamento di Cesare vi era scritto che ogni maschio romano dovesse ricevere 100 denari dalla sua eredità, eppure Antonio non lesse mai quel testamento e non proferì nessun discorso sul bene che Cesare aveva fatto per Roma, e neanche Bruto, che pure era un uomo d'onore, ebbe a dire alcuna parola di difesao sul tirannicidio appena commesso.
Antonio era troppo ambizioso per lodare la stella splendente del dittatore che non lo aveva nominato suo successore, Bruto era troppo terrorizzato da se stesso e dalle ire di sua madre, Servilia, che amava il grande Cesare.
La morale di questa sera è che la storia premia coloro che sanno onorarne la monumentale memoria, gli scaltri che sanno guidarla nel futuro, quelli come Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.
Ma c'è un'altra morale, e qui Shakespeare l'ha ben sottolineata...

La gente è assai volubile...

 




postato da PRIAPO | 01:31 | commenti

martedì, ottobre 19, 2004

Stasera lascio qui una storiella,
una storiella tanto banale quanto vera,
una storiella su cui riflettere...

"L'utopia è come una bella donna che si vede in lontananza.
Faccio due passi verso di lei, lei si allontana di due passi.
Allora io mi avvicino di tre passi, ma lei si allontana ancora.
Ma allora a cosa serve l'utopia? A camminare."


Eduardo Galeano








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lunedì, ottobre 18, 2004

Che cos’è l’amicizia? Che stupida e odiosa domanda retorica, che titolo demenziale per un tema, che dubbio atroce e insostenibile per il nostro piccolo cervello.

Sembrerebbe banale scrivere su un ipocrisia tanto cretina, un affetto tanto genuino e insperato che non si riesce mai a percepire…Del tutto.

L’amicizia è una strana alchimia; più inafferrabile dell’amore, più illogica dell’odio.

È bella e insopportabile, e per questo capita anche che te la trascini dietro a fatica, oppure non la vorresti tra i piedi perché senti di non averne mai abbastanza e pensi:”O tutto o niente…”.

Però quando ti capita che te la ritrovi davanti, in tutte le sue qualità, in tutta la sua simpatia, sincerità e chiarezza; quando la sua luce ti sorprende, tornando nel suo posto, nel tuo cuore, nei tuoi pensieri di ogni giorno, è a quel punto che tutto ciò che c’è di buono al mondo va a riempire la tua mano, lo senti forte, lo senti puro, e la sua purezza ti fa sentire invincibile.

Ecco, condensate tutto ciò in un secondo, il tempo di un sospiro, di un bacio sulla guancia, di una battuta cretina.

Ne deriva che l’amicizia è in realtà una cosa assolutamente illogica e, ad essere franchi, I-N-U-T-I-L-E; Ma lo sapete che c’è? C’è che penso che vale la pena soffrire quattro mesi e mezzo per quel secondo.

 

 

Che c'entra Homer? Non lo so...Però ha tanto l'aria che ho io adesso...De hi hi ho ho!

 

 

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martedì, ottobre 12, 2004

Oggi avrei tantissime riflessioni da fare...Ma non ho il tempo di farle

postato da PRIAPO | 01:16 | commenti (6)

domenica, ottobre 10, 2004

C'è da ammeterlo...
A volte sono proprio un stronzo orgoglioso,
eppure dovrei essere quello maturo, quello con più testa,
quello che certe cose le dovrebbe capire meglio di altri.

Bovaro, vecchio mio, Forse non ti sono stato mai amico quanto avrei voluto,
e certamente in questo triste frangente la mia condotta non trova giustificazione,
inoltre non mi leggerai mai.

In ogni caso ti capisco e ti voglio bene.






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venerdì, ottobre 08, 2004

"...Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini..."

 

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martedì, ottobre 05, 2004

 

Salute a voi tutti!

Ormai il tempo è scaduto e io ho già deciso cosa farò nei prossimi 5 anni, ma ho scordato di svelarne le ragioni...

 

Valle Giulia mi aspettava e io sono andato ad abbracciarla, spero che questo non deluda coloro che mi avrebbero ben visto sui banchi della terza università, comunque sappiate che le ragioni (le quali mi si sono palesate in tutta la loro esattezza solo dopo attenta riflessione) non sono ne di natura economica, ne di natura logistica, ne di natura qualitativa e tanto meno derivano da amicizie o altro.

 

Da quando ero bamboccio la mia vera passione era pasticciare con le mani; ossia: disegnare, costruire con le "lego", fare formine con la carta, inventarmi storie tra omini della "playmobil" e i cari "tipi tosti", creare dal nulla città per le mie "micromachines" e lasciarmi andare con la fantasia con tutto me stesso...Press'a poco quello che ogni sano bimbo fa da quando nasce fino a quando non si rende conto che è tardi; io personalmente ancora non credo sia abbastanza tardi, perché a me di fantasticare, pensare, di viaggiare con la mente va ancora, e non ha differenza che per fare questo io possa scrivere o disegnare.

 

Ma cosa c'entra tutto ciò con ciò che mi ha spinto a prendere architettura?

Vengo al punto; io credo di possedere due strumenti per esprimermi, credo anche di saperli usare  abbastanza bene, e chi mi conosce sa a cosa mi riferisco...Inoltre penso che l'architetto abbia una sensibilità che solo lui possiede. Solo lui riesce a far entrare nei suoi occhi lo spazio, solo lui sa come si può fermare il tempo, se non per sempre almeno per qualche millennio (vedi le piramidi).

Io sono convinto che facendo questo percorso potrò acquisire questa sensibilità e avrò la possibilità di utilizzare tre strumenti subordinandoli tra loro...Cosa che l'altra facoltà non mi avrebbe dato.

 

Cosa diventerò alla fine? Non ne ho la minima idea...E questo mi alletta!

 

Spero solo che potrete dirmi ancora "Ibis, redibis, non morieris in bello".

 

 

postato da PRIAPO | 20:22 | commenti (3)

"Metteteci Dio
sul banco degli imputati
metteteci Dio
e giudicate anche lui
con noi
e difendetelo voi
buoni cristiani
Portatemi Dio
lo voglio vedere
portatemi Dio
gli devo parlare
gli voglio raccontare
di una vita che ho vissuto
e che non ho capito
a cosa è servito
che cos'è cambiato
anzi
adesso cosa ho guadagnato
adesso voglio esser pagato
Portatemi Dio"

Vasco Rossi

Caro Vasco, non si può dare la colpa a Dio di tutto...Almeno l'idiozia teniamola per noi.




















postato da PRIAPO | 20:18 | commenti

domenica, ottobre 03, 2004

Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris.
      Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.

Basta poco per arrabiarsi...

Altrettanto poco per stipulare una sorte di pace...

Sono troppo buono io?

O mi faccio troppe pippe mentali?

Io so solo che amo, si, amo i miei amici.

Ma come il buon Catullo c'insegnò esiste "Odi et amo".

Però io ho qualche cosa da donare stasera...

Un bacione a Grace;

un bacione a Lola;

un abbraccio a Gambadilegno Caroto...E...

Un abbraccione e un bacione speciale
ad una personcina che col poco che ha fatto ha prodotto tanto...

Grazie Martina!



postato da PRIAPO | 03:02 | commenti (2)

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